venerdì 30 gennaio 2009

Cuba, Fidel attacca Usa e Chavez lo appoggia su Guantanamo

di Matteo Tagliapietra
Il suo ritorno alle “riflessioni” sul quotidiano cubano Granma era coinciso con una serie di apprezzamenti nei confronti del nuovo capo di Stato Usa Barack Obama, ma, dopo poco più di una settimana, l'ex “lider maximo” dell'isola caraibica Fidel Castro è tornato a tuonare contro il leader statunitense. In una nota pubblicata sul sito governativo www.cubadebate.cu Fidel ha infatti preteso la restituzione della base di Guantanamo, di cui Obama ha recentemente annunciato la prossima chiusura, e duramente criticato la politica statunitense in merito alla questione palestinese. Secondo Castro, la dichiarazione di intenti sulla politica estera del nuovo governo americano, nel sostenere di “credere fermamente nel diritto di Israele di difendere i suoi cittadini”, “è un maniera di condividere il genocidio del popolo palestinese” e la dimostrazione che il nuovo governo seguirà le orme di quello di George Bush. Ma il cuore delle “riflessioni” è dedicato alla questione di Guantanamo: “Il mantenimento di una base militare a Cuba contro la volontà del popolo è una violazione dei principi più elementari del diritto internazionale”. Castro poi insiste sulla volontà di Obama di condizionare la restituzione dell'area alle “concessioni” del governo Cubano, ovvero “un cambio del sistema politico. Una possibilità che Fidel esclude categoricamente spiegando che si tratta di una possibilità “contro la quale Cuba ha lottato per mezzo secolo”. L'ex presidente cubano insiste poi sulla “superbia” mostrata dalla nuova amministrazione Usa che “abusa” del suo immenso potere.

Dalla città brasiliana di Belem, dove si trova per il World Social Forum, il capo di Stato venezuelano Hugo Chavez ha subito offerto sostegno alle richieste di Castro, dichiarando che la base si trova in territorio cubano e che quindi dovrebbe tornare sotto il controllo di l'Avana. Chavez ha comunque espresso il suo apprezzamento per la volontà manifestata da Obama di chiudere la struttura pur sostenendo di voler vedere se il numero uno Usa “continuerà a perpetuare gli atteggiamenti prepotenti e aggressivi” che hanno caratterizzato la presidenza Bush.

da www.ilvelino.it

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