Cresce l’attesa per il referendum costituzionale che si terrà domenica in Bolivia. Si tratta dell’ultimo passaggio di un processo che ha duramente diviso il paese sudamericano e che dovrà certificare le ambizioni riformatrici del presidente Evo Morales. Il consenso ottenuto dal capo di Stato nel referendum revocatorio dello scorso anno, oltre il 60 per cento di voti favorevoli, lascia pensare che la Costituzione possa contare su una solida maggioranza, ma l’applicazione dei principi che ne compongono la struttura portante potrebbe rivelarsi piuttosto complessa. Il documento approvato, composto da oltre quattrocento articoli, prevede una ridefinizione della proprietà privata, riconosciuta solo se non “ne sia fatto un uso contrario agli interessi collettivi”, la possibilità di rielezione per due mandati di cinque anni del presidente e il riconoscimento del diritto fondamentale ai servizi primari.
Secondo la nuova Magna Carta del paese andino, la Bolivia è uno stato unitario ma plurinazionale, che si fonda sul “pluralismo politico, economico, giuridico, culturale e linguistico”, con una particolare attenzione ai diritti di autodeterminazione e autogoverno delle comunità indigene che avranno la possibilità di eleggere una propria rappresentanza a livello nazionale. Su di loro infatti, che rappresentano una larga maggioranza della popolazione boliviana, si fonda la forza elettorale del capo di Stato, indigeno ed ex sindacalista dei coltivatori di coca. Il nuovo testo, che nel corso delle lunghissime trattative degli ultimi mesi con gli autonomisti ha subito oltre cento modifiche, rifiuta inoltre la presenza di basi militari straniere nel territorio boliviano e stabilisce il riconoscimento di un sostegno economico a studenti e anziani. Una questione particolarmente delicata è quella legata all’elezione diretta dei componenti del potere giudiziario: una possibilità che ha portato una buona fetta della categoria ad avvicinarsi alle posizioni del “no” per il timore che la riforma possa indebolire in maniera considerevole l’autonomia della magistratura.
da www.ilvelino.it

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