È finita tra i fumi dei gas lacrimogeni e i getti d’acqua degli idranti la manifestazione studentesca che ieri ha portato in piazza, nella capitale venezuelana Caracas, alcune migliaia di giovani per protestare contro il referendum costituzionale sulla possibilità di rielezione indefinita delle cariche pubbliche, promosso dal governo. Al grido di “no è no” (in riferimento alla bocciatura già ricevuta da un più ampio progetto di riforma costituzionale bocciato dai venezuelani nel dicembre 2007) gli studenti hanno dato vita alla marcia nonostante la mancata autorizzazione del Comune e del ministero degli Interni al percorso del corteo. I manifestanti avrebbero voluto raggiungere la Corte suprema di Giustizia, ma le forze dell’ordine li hanno bloccati poco dopo la partenza. Parole forti sono arrivate dal capo di Stato Hugo Chavez che ha invitato i suoi sostenitori a “non lasciare le strade nelle mani dei figli della borghesia”.
Nel corso degli scontri, secondo quanto riferito successivamente dal ministro degli Interni Tareck El Aissami, cinque persone sono state arrestate perché coinvolte a vario titolo in atti violenti. Tra questi un camionista che è stato fermato con un mezzo carico di bombe molotov, pietre e benzina, e che ha detto di essere stato pagato dalle organizzazioni studentesche. Il ministro ha sottolineato come siano stati garantiti agli arrestati tutti i diritti costituzionali e come si trovano in perfetto stato di salute, mentre i loro legali sostengono di non aver potuto comunicare con i detenuti per ore e che questi sono stati ripetutamente picchiati. Alcuni media vicini all’opposizione riportano numerose testimonianze di manifestanti che accusano le forze dell’ordine di aver costruito una sorta di “trappola” introducendo nel furgone le bombe artigianali e la benzina e di aver tentato di riprendere l’immagine con telefoni cellulari, che sono stati poi sequestrati dalla polizia.
da www.ilvelino.it

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