giovedì 26 febbraio 2009
Messico, conclusa maxi operazione Usa contro cartello Sinaloa
da www.ilvelino.it
Uruguay, Parlamento: Incostituzionale l'amnistia per il regime
da www.ilvelino.it
mercoledì 25 febbraio 2009
Argentina, la Corte Suprema boccia la legge sulle intercettazioni
da www.ilvelino.it
martedì 24 febbraio 2009
Colombia, in un libro ex ostaggi Farc attaccano la Betancourt
Nei confronti dell’ex ostaggio “più famoso del mondo” non mancano commenti pesanti: Stansell la definisce egoista e manipolatrice, sostenendo che riusciva a passare dall’essere una “donna piena di carisma” a “un’arpia”. Mentre Gonsalves sottolinea di aver stabilito un buon rapporto con l’ex candidata alla presidenza del paese latinoamericano, Howes sostiene che la Betancourt pretendeva di “controllare tutti noi”. Il libro sta uscendo in questi giorni nelle librerie degli Stati Uniti e sarà presentato il prossimo 26 febbraio presso il consolato colombiano di New York. (mat)
da www.ilvelino.it
domenica 22 febbraio 2009
Al topo piace la Seven Up
nel video il "raton" da dieci centimetri nella bottiglia sigillata non si distingue benissimo, ma in queste foto è tutto più chiaro:




Immaginatevi la faccia del proprietario del kiosco colombiano che se la è trovata davanti mentre riempiva il frigo.
Questo il link al pezzo del quotidiano El Espectador che ha scoperto la storia. Fortuna che a me la Seven Up non piace...
venerdì 20 febbraio 2009
Colombia, in un video la liberazione degli ostaggi delle Farc
di Matteo Tagliapietra
Il primo incontro di Alan Jara, ex governatore della regione di Meta, e dell’ex deputato Sigifirdo López, con la senatrice colombiana Piedad Cordoba e con gli esponenti della Croce rossa internazionale (Cicr). Sono queste alcune delle immagini inedite che l’emittente latinoamericana Telesur ha trasmesso ieri un documentario che racconta la liberazione degli ultimi ostaggi in mano alle Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia). Il video di quattro minuti, già reperibile su youtube, riassume un’ora di testimonianze e di immagini che getteranno nuova luce sull’episodio e apriranno nuove polemiche. Le sequenze permettono di vedere Cordoba, principale mediatrice dell’operazione, e gli ex detenuti, abbracciarsi e conversare in mezzo ai prati, con guerriglieri sorridenti al loro fianco. Il documento è firmato dal giornalista colombiano Jorge Enrique Botero.
Botero era stato al centro di un caso politico per le polemiche dichiarazioni rilasciate dopo la liberazione dei primi quattro ostaggi, tre poliziotti e un militare. Il giornalista accusava il governo di aver rischiato di far saltare l’intera operazione consentendo la presenza nella zona della liberazione di velivoli militari. Le sue accuse avevano portato il capo di Stato Alvaro Uribe a chiederne l’esclusione dalla missione, alla quale Botero partecipava come membro della ‘associazione Colombianos por la paz guidata dalla senatrice Piedad Cordoba, principale mediatrice nella trattativa tra Farc e governo. Le pressioni della Croce rossa internazionale (Cicr) e l’ammissione da parte delle forze armate dell’effettiva presenza di velivoli militare nell’area, inizialmente smentita, ha portato poi il capo di Stato ha tornare sui suoi passi e a permettere all’associazione di continuare il suo lavoro al fianco della Cicr, “sbloccando” la liberazione dell’ex governatore del Meta Alan Jara e dell’ex deputato Sigfrido Lopez.
A testimonianza dei momenti di tensione che questo episodio aveva provocato, le immagini mostrano un guerrigliero che, rivolgendosi al responsabile della Cri Cristophe Beney, chiede di far chiamare Bogotà dalla senatrice Cordoba per avvertire che, a causa della voli militari nella zona, i prigionieri non sarebbero stati consegnati. Se però è possibile sentire il rumore di velivoli che sorvolano la zona in nessun momento i mezzi sono inquadrati dalla telecamera. Subito dopo il video mostra Beney mentre segnala ai guerriglieri che gli aerei sono stati fatti rientrare nelle basi e lo scambio riparte. Il documentario trasmesso ieri permette di ricostruire anche questo episodio ma, soprattutto, permette di scoprire il “dietro le quinte” dell’operazione, fin dalla partenza della missione, resa possibile dal supporto logistico dell’esercito brasiliano. Dai momenti di nervosismo e tensione che hanno preceduto la comunicazione delle coordinate per la prima consegna, passando per l’incontro con i guerriglieri, per arrivare all’abbraccio con gli ostaggi. Il filmato, della durata di un’ora, evidenzia però anche altri aspetti, come la presenza, in occasione della liberazione di Jara, di donne e bambini che accompagnano le decine di militanti delle Farc che custodiscono il prigioniero.
Nel documentario c’è spazio anche per un’intervista a uno dei membri del Segretariato dell’organizzazione, Ivan Marquez, che insiste sulla necessità di arrivare a uno scambio di prigionieri “per ragioni umanitarie” e fa riferimento a guerriglieri attualmente incarcerati che si troverebbero in condizioni fisiche molto difficili, “ci sono compagni che hanno perso piedi e gambe, altri con ferite alla colona vertebrale” spiega Marquez che poi ribadisce la fiducia di tutti i guerriglieri nella gestione del leader Alfonso Cano. Botero intervista anche una giovanissima guerrigliera, entrata nelle Farc quando aveva solo quattordici anni, che spiega le ragioni della sua scelta: “Non avevo soldi per sopravvivere, quindi ho dovuto scegliere questa strada”. La giovane, circondata da guerriglieri, donne e bambini, lancia poi un messaggio alla comunità internazionale, chiedendo di “lottare per la pace, per poter vivere, tutti insieme, in pace, senza rancore per fare della Colombia un paese differente”.
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qui il video completo del documentario andato in onda su Telesur:
http://www.telesurtv.net/noticias/afondo/especiales/entrevista_botero/player.php
giovedì 19 febbraio 2009
America Latina, manovre di avvicinamento tra Brasile e Colombia
Lula si è poi impegnato a favorire gli investimenti brasiliani in Colombia per “bilanciare le relazioni commerciali” che registrano “un forte superavit” a favore del Brasile. Nello specifico, il presidente brasiliano si è riferito ai crediti che la Banca nazionale per lo sviluppo economico e sociale ha riservato alle imprese brasiliane attive in Colombia. Uribe, infine, ha ringraziato il suo “buon amico” brasiliano per “la cooperazione efficace e il sostegno discreto” offerto da Brasilia nella logistica della liberazione di sei ostaggi delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) avvenuto poche settimane fa. Il capo di Stato colombiano è stato insignito della massima onorificenza concessa dal governo brasiliano e si è inoltre incontrato con i presidenti di Camera e Senato e con quello della Corte Suprema. (mat)
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Aconcagua, nessuna autorizzazione ad abbandonare guida
“I soccorritori non hanno ricevuto nessuna autorizzazione ad abbandonare Federico Campanini sul ghiacciaio dei Polacchi, presso la vetta dell'Aconcagua”. Lo ha spiegato il procuratore della Provincia di Mendoza Luis Correa Llano che si sta occupando dell'indagine relativa alla morte della guida andina che ha perso la vita mentre accompagnava sulla vetta della montagna argentina una spedizione composta da scalatori italiani. Il procuratore ha spiegato al quotidiano argentino Los Andes che la decisione di abbandonare il ferito da parte dei soccorritori spettava solo al responsabile del gruppo che si trovava sul posto. In questa maniera Llano scarica quindi da ogni responsabilità il giudice Claudia Rios Ortiz, interpellata telefonicamente dai soccorritori per chiedere l'autorizzazione a rientrare alla base, come dimostra un video anonimo reso pubblico la scorsa settimana dall'avvocato dei familiari di Campanini. Secondo il procuratore il drammatico video, in cui Campanini, agonizzante, viene trascinato con una corda e prova gattonando a proseguire il cammino verso il campo base e viene poi abbandonato nel mezzo di una tormenta, “non permette di ricostruire la responsabilità di chi è intervenuto, né l'ora esatta del decesso”.
Llano, che ieri ha parlato con il medico che faceva parte della spedizione di soccorso, chiarisce quindi che il solo video non permette di chiarire la vicenda, che rimane “estremamente complicata”, e che al momento “non ci sono imputati” né prove sufficienti per stabilire se vi sia stato abbandono di persona. L'autopsia ha stabilito che la morte è avvenuta a causa di un edema polmonare, ma non ha potuto definire con certezza l'ora del decesso. Ieri è stata anche la giornata di Armando Parraga, capo della pattuglia di soccorso dell'Aconcagua, sospeso e messo in pensione dal governo di Mendoza nonostante non fosse al lavoro in occasione dell'operazione di salvataggio. “Doveva cadere una testa ed è stata la mia” ha spiegato, aggiungendo che, nonostante fosse in quei giorni in vacanza, aveva impartito un ordine ben preciso: “Che muoia un ufficiale piuttosto che la guida”. “Dissi loro di non abbandonarlo e così fu. Campanini è morto l'8 di gennaio alle 18.40 e io ricevetti la comunicazione dai soccorritori che erano sulla montagna. Al rientro gli uomini erano congelati e molto tristi perché la guida era morta tra le loro braccia, ma di questo nessuno parla”.
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Aconcagua, avvocato guida chiede chiarezza: Vogliamo risposte
“Vogliamo andare fino in fondo a questa vicenda. Quello che appare chiaro, al momento, è che nella gestione dell’operazione di soccorso c’è stata poca serietà”. Non usa mezzi termini, interpellato dal VELINO, Gianni Venier, l’avvocato che rappresenta la famiglia di Federico Campanini, la guida argentina che ha perso la vita nel corso di una spedizione sulla vetta dell’Aconcagua mentre accompagnava un gruppo di scalatori italiani. In quell’occasione i soccorritori riuscirono a salvare tre persone, mentre per la guida e per la scalatrice Elena Senin non ci fu nulla da fare. Un video che mostra gli ultimi istanti di vita di Campanini ha però cambiato drasticamente la ricostruzione ufficiale degli eventi. Le immagini mostrano il gruppo di soccorritori mentre tenta di trasportare la guida nella zona del ghiacciaio dei Polacchi: l’uomo evidentemente stremato, viene tirato con una corda e cerca di guadagnare metri gattonando, mentre uno degli soccorritori dice, rivolto alla telecamera, “non possiamo portarlo in salvo, ci stiamo congelando e lui sta male e non si muove”, prima di chiedere via radio l’autorizzazione ad abbandonarlo. “La famiglia non era a conoscenza dell’esistenza di questo filmato – ha spiegato l’avvocato – e per lo loro è stato uno shock. Dal loro dolore sono nate molte domande e hanno deciso di costituirsi parte civile per spingere la magistratura – sulla vicenda è aperta un’inchiesta – a trovare le risposte”.
Venier evidenzia come “quello di Campanini è solo l’ultimo di una serie di incidenti” e parla di “mancanza di organizzazione” nella macchina dei soccorsi, ma soprattutto non digerisce le risposte fornite dalla polizia di Mendoza, responsabile della missione: “Si è detto che Federico era già morto, si è parlato di una barella che non c’era, si è detto che era morto tra le braccia dei soccorritori. Nulla di tutto questo, alla luce del video, risulta essere vero”. Da parte dell’amministrazione provinciale, intanto, è arrivato questa mattina un primo provvedimento: la sospensione e il pensionamento di Armando Pàrraga, il capo della squadra di soccorso, che non aveva partecipato alle operazioni perché in quei giorni era in licenza. Una decisione che per Venier rimane poco chiara: “Non si capisce se si tratti di una ‘punizione’ legata agli errori nell’organizzazione dell’operazione o al fatto che non è riuscito a impedire la diffusione del video”. Guillermo Carmona, assessore regionale all’Ambiente aveva sostenuto che “con un video di due minuti non è possibile valutare il lavoro di un’unità di 80 persone e 15 ore di volo ininterrotto dell’elicottero”, ma Venier ribatte: “Se le cose stanno così perché hanno nascosto le immagini, hanno fornito delle versioni lontane dalla realtà? Io credo che siano ancora tante le domande che attendono una risposta e noi continueremo a pretenderle”.
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lunedì 16 febbraio 2009
Argentina, famiglia guida scalatori italiani accusa soccorsi
di Matteo Tagliapietra
Un drammatico video, diffuso attraverso la televisione argentina, riapre la polemica relativa all'operazione di soccorso che, il mese scorso, ha visto protagonisti un gruppo di scalatori italiani sul monte argentino Aconcagua. Le riprese fatte da uno sei soccorritori mostrano il tentativo, fallito, di portare in salvo la guida del gruppo, l'argentino Federico Campanini, e hanno portato la famiglia della vittima a chiedere l'apertura di un'inchiesta sull'accaduto. Nella tragica spedizione aveva perso la vita anche una scalatrice italiana, Elena Senin. Le immagini mostrano il gruppo di soccorritori mentre tenta di trasportare Campanini nella zona del ghiacciaio dei Polacchi: l'uomo evidentemente stremato viene tirato con una corda e cerca di guadagnare metri gattonando, mentre uno degli uomini che sa tentando di salvarlo dice rivolto alla telecamera “non possiamo portarlo in salvo, ci stiamo congelando e lui sta male e non si muove”.
La guida continua a tentare di trascinarsi per qualche metro, ma con sempre maggiori difficoltà e i soccorritori, a quel punto, chiedono via radio l'autorizzazione ad abbandonarlo. Un momento drammatico che, secondo la famiglia della vittima, mostra un mancato rispetto delle procedure che devono essere utilizzate in questi casi: secondo quanto ha spiegato l'avvocato della famiglia, Gianni Venier, al quotidiano Los Andes i soccorritori “devono intervenire tenendo conto di quale delle vittime ha più possibilità di sopravvivere e devono sempre dare la priorità alla propria incolumità. Però in questo caso non sembrano in difficoltà, non danno la sensazione di essere in tale pericolo da non poterlo aiutare”. Una versione che contrasta con quanto sostenuto dal ministro per l'Ambiente della provincia di Mendoza Guillermo Carmona e dal capo del gruppo di soccorso, Armando Parraga, che in una conferenza stampa precedente alla diffusione del video, consegnato in maniera anonima a Venier, aveva sostenuto: “Al nostro arrivo sulla vetta Campanini era già morto e per questo si è data priorità agli altri che avevano ancora possibilità di sopravvivere”.
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giovedì 12 febbraio 2009
Argentina, Macri come Freddie Mercury
C'è un video musicale che spopola, da qualche giorno, sul web argentino. Non si tratta dell'ultimo oceanico concerto dei celebrati Fabulosos Cadillacs, né di un video pirata della tappa a Buenos Aires di Madonna, ma di una molto più modesta e traballante esibizione, quella di cui si è reso protagonista, nella sera del suo cinquantesimo compleanno, il sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri. L'ex imprenditore argentino, presidente del club Boca Juniors e probabile candidato della destra liberale alle prossime presidenziali del 2011, ha una profonda passione per la band inglese dei Queen e domenica notte, nel corso dei festeggiamenti che si sono tenuti nell'esclusivo Buenos Aires Golf Club, non ha resistito alla tentazione di lanciarsi in una personale rivisitazione della hit “Somebody to love”. Con tanto di “completo” in perfetto stile Mercury e asta del microfono tagliata, proprio come la famosissima rockstar, Macri ha tentato di intrattenere gli oltre duecento invitati che, nonostante tutto, non gli hanno fatto mancare applausi e sostegno. (mat)
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Argentina, oggi vertice agricoltori per decidere nuovo sciopero
A preoccupare sempre di più i produttori è anche però il problema della siccità, che ha portato il governo a decretare lo stato di emergenza nelle regioni più colpite. Nell’incontro si discuterà anche dell’opportunità di dare vita anche a una grande manifestazione unitaria, che potrebbe avere luogo nella città di Cordoba. L’incontro di ieri tra i leader della Federazione agraria e i rappresentanti dei principali partiti dell’opposizione dimostra inoltre come la questione assuma, inevitabilmente, un peso politico enorme, in vista delle elezioni legislative di ottobre, e che gli avversari della “presidenta” Cristina Fernández de Kirchner hanno intenzione di “cavalcare” in ogni modo la protesta.(mat)
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Cuba-Cile: storica visita di Bachelet all'Avana
da www.ilvelino.it
mercoledì 11 febbraio 2009
Bolivia, per Morales nuova Costituzione e nuovo governo
Morales ha parlato di un testo figlio di una “rivoluzione democratica e culturale” e della “rifondazione del Paese” che segna la nascita di “un modello di stato plurinazionale e unitario, basato sull’economia sociale che protegge alla stessa maniera tutti i boliviani” con particolare attenzione per “le aspirazioni dei settori più abbandonati”. Il presidente ha poi richiamato il Paese all’unità di tutte le sue componenti per permettere alla Costituzione di entrare realmente in vigore. Un invito rivolto soprattutto a quella parte del paese andino, le regioni di Santa Cruz, Beni, Taria e Pando, che conduce da oltre un anno una battaglia di stampo autonomista contro La Paz e contro il governo e dove il nuovo testo costituzionale, nella consultazione popolare del 25 gennaio, è stato nettamente respinto.
Il secondo passo verso la nascita della “nuova” Bolivia è stato il rimpasto del governo che ieri, insieme al capo di Stato, ha giurato sulla nuova Costituzione. Morales ha ampliato l’esecutivo da 17 a venti ministri, confermando il nocciolo duro del suo governo, come il ministro dell’Interno Alfredo Rada, quello alla Presidenza Juan Ramon Quintana e quello della Difesa Walker San Miguel, mentre al dicastero degli Idrocarburi si è verificato un nuovo passaggio di consegne, con la nomina di Oscar Coca, ma non sono mancati cambi e spostamenti anche in altre aree. Coca troverà sul suo tavolo una questione aperta e molto spinosa, quella relativa al caso di corruzione che ha portato alla destituzione del presidente di Ypfb, l’azienda statale che si occupa della gestione delle risorse petrolifere, coinvolto in uno scandalo corruzione. Il nuovo governo, che affronterà entro la fine dell’anno nuove elezioni politiche, ha giurato, per la prima volta, sulla Costituzione e non sulla Bibbia. Morales si è definito un “mezzo presidente” perché giunto alla metà del suo mandato deve ancora conoscere in maniera adeguata alcuni settori dello Stato.
In merito alla possibilità di rielezione, prevista dal nuovo testo costituzionale, il capo di Stato ha aggiunto di essere deciso a “restare”, ma che non si tratta di una ricerca delle rielezione indefinita, quanto del sentirsi rappresentante di quella parte di popolazione, come i contadini e gli indigeni, “che non sono di passaggio nel Palazzo del governo, ma che sono arrivati per restare”. Un durissimo attacco ai mezzi d’informazione è arrivato invece dal ministro degli Esteri David Choquehuanca, unico a prendere la parola oltre al capo di Stato, che ha messo l'accento sul fatto che governo e presidente sono spesso insultati dai media.
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Spagna, visita Cristina Kirchner tra Aerolineas e crisi mondiale
Una relazione “mai così profonda”. Così il capo di Stato argentino Cristina Fernandez Kirchner ha definito il rapporto che lega il suo paese alla Spagna nell'ultimo discorso pubblico tenuto ieri davanti al Parlamento di Madrid. Nel corso della sua visita alle Cortes e alla Casa delle Americhe, dove ha incontrato il segretario generale iberoamericano Enrique Iglesias, la Kirchner ha stretto accordi in vista del vertice dei presidenti e capi di governo iberoamericani, che il prossimo anno si terrà in Argentina, e chiesto una “riforma strutturale” delle organizzazioni internazionali, partendo da quelle che si occupano del credito fino ad arrivare all'Onu. Nel discorso tenuto davanti ai parlamentari spagnoli ha affrontato una serie di tematiche a livello mondiale insistendo sulla necessità di lavorare per un “capitalismo differente” dato che la crisi mondiale ha dimostrato come “un mondo dove la concentrazione economica e finanziaria era sempre più forte non era sostenibile”. Ma la visita di Stato della “presidenta” argentina andava ben oltre l'istituzionalità dei discorsi di ieri, dato che tra Argentina e Spagna ci sono sul tavolo una serie di questioni aperte, una su tutte quella relativa all'esproprio da parte di Buenos Aires della compagnia di bandiera Aerolineas Argentinas, “strappata” al gruppo spagnolo Marsans.
Al termine dell'incontro con il primo ministro José Luis Zapatero, la Kirchner aveva parlato di una relazione bilaterale stretta, basata su un'intesa di vedute al “99 per cento”; un concetto ripreso anche da Zapatero che sarebbe tornato sulla questione, secondo quanto riferisce il quotidiano argentino La Nacion offrendo la propria intercessione per il raggiungimento di un accordo che permetta di superare la crisi. La questione chiave rimanere la volontà dello Stato argentino di farsi carico, per lo meno in parte, del contratto che Marsans aveva firmato con Airbus per l'acquisto di 30 nuovi velivoli: se si arrivasse a un'intesa il gruppo spagnolo rinuncerebbe al ricorso presso il tribunale internazionale e Buenos Aires potrebbe decidere di non perseguire giudiziariamente i vertici della compagnia per eventuali irregolarità nella gestione. La visita di Stato della Kirchner è stata anche un'occasione per ufficializzare l'arrivo di forti investimenti spagnoli nel paese latinoamericano: nel corso di un incontro con il presidente di Telefonica Cesar Alierta, infatti, la “presidenta” ha avuto conferma del piano di investimento dell'impresa nel Paese, circa 500 milioni di dollari in due anni su telefonia e banda larga, mentre da Repsol Ypf arriveranno poco meno di due miliardi di dollari nell'esplorazione offshore solo nel 2009.
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Bolivia: in manette Ramirez, ex presidente Ypfb
L'ex presidente dell'impresa statale boliviana degli idrocarburi (Ypfb), Santos Ramirez, è stato arrestato ieri su indicazione della procura che sta indagando sul caso di corruzione che ha portato il governo a destituirlo il 31 gennaio scorso. Ramirez, in stato di carcerazione preventiva, è accusato di aver accettato il pagamento di tangenti da parte dell'imprenditore Jorge O'Connor, assassinato il 27 gennaio mentre, sostiene l'accusa, stava per consegnare 450 mila dollari a persone vicine all'ex presidente di Ypfb. Secondo questa ricostruzione si trattava di una tangente legata all'assegnazione di un contratto da 90 milioni di dollari alla'impresa argentino-boliviana Catler-Uniservice, per la costruzione di un impianto di separazione di gas e liquidi legato al sistema di esportazione del gas. Il procuratore anticorruzione che si occupa dell'indagine, Edgar Mollinedo, ha parlato alla stampa boliviana di “gravi indizi di colpevolezza”, mentre l'avvocato difensore di Ramirez ha annunciato l'intenzione di chiedere l'annullamento della misura, dato che il suo assistito “si è presentato volontariamente e si mantiene fermo nella volontà di chiarire la vicenda”. L'ex presidente di Ypfb ha inoltre annunciato la volontà di separarsi per non coinvolgere direttamente nello scandalo sua moglie, la deputata Giovana Navia, con cui è sposato da appena un mese.
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lunedì 9 febbraio 2009
Colombia, ostaggi Farc: libero anche l'ex deputato
Con la liberazione dell’ex deputato Sigfrido Lopez si è conclusa, in Colombia, l’operazione organizzata dalla Croce rossa internazionale volta a permettere la liberazione unilaterale di sei prigionieri da anni nelle mani dei guerriglieri delle Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia). “La mia sofferenza non è nulla in confronto al massacro” ha detto Lopez parlando degli altri undici deputati sequestrati assieme a lui nel 2002 e tutti morti nel 2007 in un’azione della guerriglia di cui non si conoscono ancora i dettagli. Lopez è stato consegnato alla Cri e alla senatrice Piedad Cordoba, che ha svolto il ruolo di principale mediatrice in tutta la vicenda, nella zona di Cauca e poi trasferito a bordo di un elicottero dell’esercito brasiliano a Cali. A ricevere il prigioniero all’aeroporto, oltre alla sua famiglia, c’era il ministro dell’interno Fabio Valencia Cossio che rappresentava il governo in sostituzione dell’Alto commissario per la pace Luis Carlos Restrepo, che ha lasciato nei giorni scorsi l’incarico dopo alcune incomprensioni con il capo di Stato Alvaro Uribe. L’ex deputato della regione Valle del Cauca era l’ultimo ostaggio politico nelle mani della guerriglia ma nella selva restano oltre venti poliziotti e militari, alcuni dei quali prigionieri da oltre dieci anni.
Lopez è considerato un testimone chiave per permettere la ricostruzione del massacro di undici suoi colleghi, uccisi nel 2007. Per due anni Farc e governo si sono rimpallati la responsabilità dell’accaduto, ma ieri l’ex deputato nel parlare con la stampa è stato categorico: “I colombiani lo sanno già da tempo: la responsabilità di quanto accaduto è delle Farc”. Lopez era l’ultimo prigioniero “politico” ancora in mano alla guerriglia. Per anni le Farc avevano usato lo strumento degli ostaggi istituzionali come contropartita per la liberazione dei guerriglieri arrestati. Una trattative per cui i ribelli hanno ancora 22 uomini di esercito e polizia. Il governo di Bogotà ha più volte detto che la liberazione dei guerriglieri in carcere potrà avvenire solo se questi decideranno, e dimostreranno, di abbandonare le armi.
da www.ilvelino.it
mercoledì 4 febbraio 2009
Venezuela: Chávez, 10 anni al potere aspettando il referendum
Celebrati ieri i dieci anni del suo insediamento, il presidente del Venezuela Hugo Chávez si butta a capofitto nella difficile sfida del referendum costituzionale del 15 febbraio. Una sfida difficile e politicamente rischiosa. I sondaggi testimoniano un alto livello di consenso personale su Chávez - favori che sfiorano il 60 per cento dei venezuelani - ma non danno garanzie per la vittoria di una consultazione che darebbe al capo di Stato, e alle principali cariche pubbliche elettive, la possibilità di ripresentarsi per un nuovo mandato. Una consultazione sulla quale pesa l’ombra emotiva del “no” che i venezuelani espressero su un più ambizioso progetto di riforma della costituzione presentato nel dicembre del 2007. Un risultato che indicava una spaccatura dell’elettorato, parzialmente confermata dalle recenti elezioni amministrative in cui il Psuv, pur vincitore, aveva dovuto lasciare all’opposizione alcuni importanti distretti.
Per questo Chávez sta investendo moltissimo, a livello economico e politico, nella campagna che condurrà il Venezuela al voto il prossimo 15 febbraio. Manifestazioni, comizi, una intensissima campagna pubblicitaria - anche con l’arrivo dell’amico Diego Armando Maradona che ha promesso di tatuarsi il volto di Chávez - , sono tentativi del leader bolivariano di scacciare la paura di una nuova clamorosa sconfitta. Il governo di Caracas ha anche inviato una nutrita delegazione di parlamentari in occidente, Italia compresa, per spiegare il valore della riforma. Occasione, per gli uomini del Psuv di mostrare la “più totale certezza che stavolta il referendum passerà con ampio margine”.
A rendere più accidentata la strada verso la riforma c’è anche lo spettro della crisi economica, aggravata dal crollo del prezzo del petrolio, che fino a pochi mesi fa gli ha permesso politiche di sostegno all’economia e alle classi sociali più disagiate che rappresentano la sua forza elettorale principale. Il leader venezuelano ha annunciato investimenti per oltre duecento miliardi di dollari nei prossimi quattro anni, ma le difficoltà per un economia che si basa in maniera determinante sull’esportazione del greggio potrebbero rivelarsi più grandi del previsto.
Alle celebrazioni di ieri erano presenti i leader dei paesi dell’Alternativa bolivariana per le Americhe (Bolivia, Cuba, Dominica, Honduras, Nicaragua ed Ecuador come osservatore) per un vertice straordinario, nella speranza che l’esempio “positivo” dei successi elettorali ottenuti dai processi referendari di riforma costituzionale di Evo Morales in Bolivia e Rafael Correa in Ecuador possano servire a mostrare al popolo venezuelano la strada verso la “rivoluzione bolivariana”, avviata dallo stesso Chavez dopo la presa del potere nel ‘99. Ieri il presidente venezuelano ha parlato del socialismo come “l’unica strada per la redenzione dell’essere umano” tornando sul concetto di “democrazia sociale” sul quale sta insistendo nelle ultime settimane anche nella sua rubrica fissa che esce sui diversi quotidiani locali.
da www.ilvelino.it
martedì 3 febbraio 2009
Colombia, le farc non interessano più
Perché?
Colombia, ostaggi Farc: attesa per oggi la liberazione di Jara
Ripartirà questa mattina la missione umanitaria che ha portato domenica alla liberazione di quattro ostaggi dei guerriglieri colombiani delle Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia). Dopo i tre poliziotti e il militare rilasciati ieri oggi dovrebbe essere la volta di uno dei due ostaggi “politici” inclusi nell’accordo di liberazione unilaterale: l’ex governatore della regione di Meta Alan Jara, ostaggio della guerriglia dal giugno del 2001. La prima giornata conclusa con le accuse mosse dai rappresentanti dell’associazione Colombianos por la paz, mediatori e garanti dell’operazione agli occhi delle Farc, al governo del presidente Alvaro Uribe. A scatenare lo scontro erano state le dichiarazioni del giornalista Jorge Enrique Botero, membro dell’associazione e presente sugli elicotteri brasiliani utilizzati dalla Croce rossa internazionale nell’operazione, che aveva denunciato la presenza di aerei militari nelle aree in cui sarebbe dovuto avvenire la consegna dei prigionieri.
Inoltre il giornalista aveva permesso a un guerrigliero di intervenire sull’emittente Telesur per affermare che l’esercito aveva ucciso uno dei carcerieri dei quattro ostaggi e ne aveva fatto prigioniero un altro nel corso di uno scontro armato. Affermazioni mal digerite dal capo di Stato che aveva definito l’atteggiamento di Colombianos por la paz di “incitamento e stimolo per il gruppo dei sequestratori”. Una decisione poi rientrata nella giornata di ieri e che permette alla senatrice Piedad Cordoba, principale mediatrice tra le due parti, di rientrare in gioco. Un nuovo comunicato del governo ha poi annunciato l’intenzione di sospendere qualsiasi volo delle forze aeree nella zona in cui dovrebbe avvenire oggi la consegna dell’ex governatore. Se non ci saranno altre difficoltà o ritardi il ritorno in libertà di Sigifredo Lopez, ex consigliere della provincia di Valle, è previsto invece per la giornata di giovedì.
da www.ilvelino.it
lunedì 2 febbraio 2009
Colombia, liberi 4 ostaggi Farc: Cordoba fuori da operazione
I guerriglieri colombiani delle Farc (Forze armate Rivoluzionarie della Colombia) hanno rilasciato ieri quattro ostaggi nel corso di un'operazione condotta dalla Croce rossa internazionale, con l'appoggio logistico delle forze armate brasiliane, e la mediazione di un gruppo di rappresentanti dei Colombiani per la Pace guidati dalla senatrice Piedad Cordoba. Si tratta di tre poliziotti e un soldato (Walter Lozano, Juan Galicia, Alexis Torres e William Dominguez) che fanno parte del gruppo di sei prigionieri dei quali la guerriglia aveva annunciato la liberazione. I quattro prigionieri sono stati consegnati alla Cri nella giungla della regione del Meta, nel sud del Paese, e sono stati poi trasportati nel capoluogo Villavicencio. Gli altri due ostaggi, l'ex governatore della provincia di Meta Alan Jara e l'ex deputato Sigfrido Lopez dovrebbero invece essere rilasciati oggi.
L'operazione di riscatto dei quattro uomini non è stata immune da polemiche, a causa delle accuse lanciate attraverso il canale televisivo venezuelanoTelesur dal giornalista Jorge Enrique Botero, membro della commissione di Colombianos por la paz, che ha parlato di ritardi nella consegna dei prigionieri per la presenza di aerei militari in volo nella zona in cui sarebbe dovuta avvenire la liberazione. Affermazioni che hanno provocato una dura reazione da parte del governo di Bogotà: l'Alto commissario per la Pace Luis Carlos Restrepo si è detto “dispiaciuto per il fatto che i mezzi di comunicazione diffondano dichiarazioni senza fondamento”, mentre alcune ore più tardi, nel corso della conferenza stampa alla quale hanno preso parte gli ostaggi liberati, il capo dello Stato Alvaro Uribe ha annunciato l'esclusione di Colombianos por la paz dalle fasi successive dell'operazione. Botero, in una successiva intervista aveva confermato di poter fornire prove audio e video della presenza di aerei militari e in un'intervista trasmessa sempre da Telesur uno dei comandanti delle Farc, Jairo Martinez, aveva raccontato di scontri tra guerriglia ed esercito, durante i quali avrebbe perso la vita un guerrigliero mentre un altro sarebbe finito nelle mani dell'esercito”.
Affermazioni duramente smentite da Uribe che, pur ammettendo la presenza di velivoli dell'Areonautica, ha ribadito: “Non ci sono state operazioni militari offensive, dato che il governo ha fatto di tutto per facilitare il processo di liberazione, ma le concessioni fatte sono state utilizzate questa notte dalla guerriglia che ha fatto esplodere un'autobomba a Cali, che si aggiunge a quelle di Neiva e Bogotà. Non possiamo permettere che il terrorismo continui a fare festa”. Il presidente ha poi aggiunto che da questo momento il governo avrebbe autorizzato solo la Croce rossa internazionale a proseguire con la missione umanitaria”. La liberazione di Jara e Lopez dovrebbe avvenire tra oggi e mercoledì, ma si teme che le polemiche scoppiate ieri e l'esclusione della Cordoba dalle trattative possano rallentare, se non bloccare del tutto, l'operazione di rilascio.
da www.ilvelino.it
domenica 1 febbraio 2009
Viaggi/La Paz: la capitale del caos
Siamo arrivati in questo delirio infernale dopo una notte allucinante, passata su un autobus nella terribile rotta Uyuni-La Paz. Dieci ore di buche, scossoni, discese improvvise e ripidissime e frenate che fanno salire lo stomaco in gola. Tutto nel buio più assoluto e l'impressione di avere il cervello nel frullatore. L'impatto con la città è forte: si arriva infatti dalla cima di un'immensa conca, dove cresce senza sosta il sobborgo di “El Alto” la parte più povera e violenta della semi-capitale, roccaforte del presidente “cocalero” Evo Morales, e si comincia la discesa di quelli che sembrano veri e propri gironi infernali.


Man mano che ci sia avvicina alla base, il centro storico, cambiano i colori, il livello di “manutenzione” degli edifici e aumenta esponenzialmente il rumore. La zona che gravita intorno all'arteria principale della città è una sorta di mercato permanente, attivo praticamente 24 ore su 24, dove è possibile comprare e vendere qualsiasi cosa. Una realtà che stuzzica la curiosità ma al tempo stesso, dopo qualche ora manda fuori di testa.


Viaggi/Bolivia: il mondo in bianco del Salar de Uyuni

Tanto immenso da sembrare quasi infinito: una distesa di bianco che abbaglia e che cancella la prospettiva, fino a sembrare irreale. Il Salar di Uyuni, la più grande distesa di sale del mondo, è decisamente uno spettacolo unico e ritrovarsi in mezzo a questo mondo così candido è una sensazione difficile da spiegare.
Al centro ci sono alcune isole tra le quali la principale, l'isla del Pescado, conserva una foresta di cactus centenari nella quale è splendido perdersi mentre si arranca senza ossigeno verso la cima. Per raggiungere una delle “sponde” attraversiamo una cava dove il sale viene letteralmente staccato a forza di piccone dal suolo per essere ammassato in piccoli cumuli, necessari a far scolare l'acqua contenuta nel minerale, che danno un'aria ancora più surreale al tutto.

