“Vogliamo andare fino in fondo a questa vicenda. Quello che appare chiaro, al momento, è che nella gestione dell’operazione di soccorso c’è stata poca serietà”. Non usa mezzi termini, interpellato dal VELINO, Gianni Venier, l’avvocato che rappresenta la famiglia di Federico Campanini, la guida argentina che ha perso la vita nel corso di una spedizione sulla vetta dell’Aconcagua mentre accompagnava un gruppo di scalatori italiani. In quell’occasione i soccorritori riuscirono a salvare tre persone, mentre per la guida e per la scalatrice Elena Senin non ci fu nulla da fare. Un video che mostra gli ultimi istanti di vita di Campanini ha però cambiato drasticamente la ricostruzione ufficiale degli eventi. Le immagini mostrano il gruppo di soccorritori mentre tenta di trasportare la guida nella zona del ghiacciaio dei Polacchi: l’uomo evidentemente stremato, viene tirato con una corda e cerca di guadagnare metri gattonando, mentre uno degli soccorritori dice, rivolto alla telecamera, “non possiamo portarlo in salvo, ci stiamo congelando e lui sta male e non si muove”, prima di chiedere via radio l’autorizzazione ad abbandonarlo. “La famiglia non era a conoscenza dell’esistenza di questo filmato – ha spiegato l’avvocato – e per lo loro è stato uno shock. Dal loro dolore sono nate molte domande e hanno deciso di costituirsi parte civile per spingere la magistratura – sulla vicenda è aperta un’inchiesta – a trovare le risposte”.
Venier evidenzia come “quello di Campanini è solo l’ultimo di una serie di incidenti” e parla di “mancanza di organizzazione” nella macchina dei soccorsi, ma soprattutto non digerisce le risposte fornite dalla polizia di Mendoza, responsabile della missione: “Si è detto che Federico era già morto, si è parlato di una barella che non c’era, si è detto che era morto tra le braccia dei soccorritori. Nulla di tutto questo, alla luce del video, risulta essere vero”. Da parte dell’amministrazione provinciale, intanto, è arrivato questa mattina un primo provvedimento: la sospensione e il pensionamento di Armando Pàrraga, il capo della squadra di soccorso, che non aveva partecipato alle operazioni perché in quei giorni era in licenza. Una decisione che per Venier rimane poco chiara: “Non si capisce se si tratti di una ‘punizione’ legata agli errori nell’organizzazione dell’operazione o al fatto che non è riuscito a impedire la diffusione del video”. Guillermo Carmona, assessore regionale all’Ambiente aveva sostenuto che “con un video di due minuti non è possibile valutare il lavoro di un’unità di 80 persone e 15 ore di volo ininterrotto dell’elicottero”, ma Venier ribatte: “Se le cose stanno così perché hanno nascosto le immagini, hanno fornito delle versioni lontane dalla realtà? Io credo che siano ancora tante le domande che attendono una risposta e noi continueremo a pretenderle”.
da www.ilvelino.it

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