di Matteo Tagliapietra
Un drammatico video, diffuso attraverso la televisione argentina, riapre la polemica relativa all'operazione di soccorso che, il mese scorso, ha visto protagonisti un gruppo di scalatori italiani sul monte argentino Aconcagua. Le riprese fatte da uno sei soccorritori mostrano il tentativo, fallito, di portare in salvo la guida del gruppo, l'argentino Federico Campanini, e hanno portato la famiglia della vittima a chiedere l'apertura di un'inchiesta sull'accaduto. Nella tragica spedizione aveva perso la vita anche una scalatrice italiana, Elena Senin. Le immagini mostrano il gruppo di soccorritori mentre tenta di trasportare Campanini nella zona del ghiacciaio dei Polacchi: l'uomo evidentemente stremato viene tirato con una corda e cerca di guadagnare metri gattonando, mentre uno degli uomini che sa tentando di salvarlo dice rivolto alla telecamera “non possiamo portarlo in salvo, ci stiamo congelando e lui sta male e non si muove”.
La guida continua a tentare di trascinarsi per qualche metro, ma con sempre maggiori difficoltà e i soccorritori, a quel punto, chiedono via radio l'autorizzazione ad abbandonarlo. Un momento drammatico che, secondo la famiglia della vittima, mostra un mancato rispetto delle procedure che devono essere utilizzate in questi casi: secondo quanto ha spiegato l'avvocato della famiglia, Gianni Venier, al quotidiano Los Andes i soccorritori “devono intervenire tenendo conto di quale delle vittime ha più possibilità di sopravvivere e devono sempre dare la priorità alla propria incolumità. Però in questo caso non sembrano in difficoltà, non danno la sensazione di essere in tale pericolo da non poterlo aiutare”. Una versione che contrasta con quanto sostenuto dal ministro per l'Ambiente della provincia di Mendoza Guillermo Carmona e dal capo del gruppo di soccorso, Armando Parraga, che in una conferenza stampa precedente alla diffusione del video, consegnato in maniera anonima a Venier, aveva sostenuto: “Al nostro arrivo sulla vetta Campanini era già morto e per questo si è data priorità agli altri che avevano ancora possibilità di sopravvivere”.
da www.ilvelino.it

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