Una nuova Costituzione, un nuovo governo, un nuovo Paese fondato su “unità, uguaglianza e dignità”. Questo il progetto del presidente boliviano Evo Morales che sabato scorso, davanti a migliaia di persone nella località di El Alto, una delle sue roccaforti, ha celebrato la promulgazione della nuova Costituzione, approvata dal referendum dello scorso 25 gennaio con oltre il sessanta per cento dei consensi. Il nuovo testo, che segna la nascita di uno Stato “plurinazionale” che riconosce e garantisce un fondamentale peso politico alle comunità indigene e rafforza il potere statale, rappresenta per il leader boliviano una “missione compiuta”, come lui stesso ha ribadito sabato. La nuova Carta, ha spiegato li presidente, è ispirata alla “lotta di liberazione permanente” del suo popolo fin dai tempi del colonialismo spagnolo.
Morales ha parlato di un testo figlio di una “rivoluzione democratica e culturale” e della “rifondazione del Paese” che segna la nascita di “un modello di stato plurinazionale e unitario, basato sull’economia sociale che protegge alla stessa maniera tutti i boliviani” con particolare attenzione per “le aspirazioni dei settori più abbandonati”. Il presidente ha poi richiamato il Paese all’unità di tutte le sue componenti per permettere alla Costituzione di entrare realmente in vigore. Un invito rivolto soprattutto a quella parte del paese andino, le regioni di Santa Cruz, Beni, Taria e Pando, che conduce da oltre un anno una battaglia di stampo autonomista contro La Paz e contro il governo e dove il nuovo testo costituzionale, nella consultazione popolare del 25 gennaio, è stato nettamente respinto.
Il secondo passo verso la nascita della “nuova” Bolivia è stato il rimpasto del governo che ieri, insieme al capo di Stato, ha giurato sulla nuova Costituzione. Morales ha ampliato l’esecutivo da 17 a venti ministri, confermando il nocciolo duro del suo governo, come il ministro dell’Interno Alfredo Rada, quello alla Presidenza Juan Ramon Quintana e quello della Difesa Walker San Miguel, mentre al dicastero degli Idrocarburi si è verificato un nuovo passaggio di consegne, con la nomina di Oscar Coca, ma non sono mancati cambi e spostamenti anche in altre aree. Coca troverà sul suo tavolo una questione aperta e molto spinosa, quella relativa al caso di corruzione che ha portato alla destituzione del presidente di Ypfb, l’azienda statale che si occupa della gestione delle risorse petrolifere, coinvolto in uno scandalo corruzione. Il nuovo governo, che affronterà entro la fine dell’anno nuove elezioni politiche, ha giurato, per la prima volta, sulla Costituzione e non sulla Bibbia. Morales si è definito un “mezzo presidente” perché giunto alla metà del suo mandato deve ancora conoscere in maniera adeguata alcuni settori dello Stato.
In merito alla possibilità di rielezione, prevista dal nuovo testo costituzionale, il capo di Stato ha aggiunto di essere deciso a “restare”, ma che non si tratta di una ricerca delle rielezione indefinita, quanto del sentirsi rappresentante di quella parte di popolazione, come i contadini e gli indigeni, “che non sono di passaggio nel Palazzo del governo, ma che sono arrivati per restare”. Un durissimo attacco ai mezzi d’informazione è arrivato invece dal ministro degli Esteri David Choquehuanca, unico a prendere la parola oltre al capo di Stato, che ha messo l'accento sul fatto che governo e presidente sono spesso insultati dai media.
da www.ilvelino.it

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