Litigi, gelosie e tradimenti vissuti nella selva, tra marce sfiancanti e fughe dai bombardamenti. È quanto raccontano nel libro “Out of Captivity” Thomas Howes, Keith Stansell e Marc Gonsalves, i tre contractors americani per quasi sei anni prigionieri delle Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia) e liberati dall’esercito colombiano nell’operazione “Jaque” insieme all’ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt. I tre statunitensi erano finiti nelle mani della guerriglia nel febbraio del 2003 quando il loro aereo era caduto nella giungla. Una lunga prigionia, vissuta in condizioni estremamente difficili, tra malattie tropicali, la paura delle bombe lanciate dagli aerei dell’esercito colombiano e i tentativi di fuga. I tre contractors non risparmiano parole pesanti nei confronti dei loro sequestratori, che li costringevano a marciare trascinandosi pesanti catene, ne contestano l’arbitrarietà, ma se la prendono anche con gli altri ostaggi “politici” raccontando di gelosie, litigi e manifestando la propria scarsa simpatia soprattutto per la Betancourt.
Nei confronti dell’ex ostaggio “più famoso del mondo” non mancano commenti pesanti: Stansell la definisce egoista e manipolatrice, sostenendo che riusciva a passare dall’essere una “donna piena di carisma” a “un’arpia”. Mentre Gonsalves sottolinea di aver stabilito un buon rapporto con l’ex candidata alla presidenza del paese latinoamericano, Howes sostiene che la Betancourt pretendeva di “controllare tutti noi”. Il libro sta uscendo in questi giorni nelle librerie degli Stati Uniti e sarà presentato il prossimo 26 febbraio presso il consolato colombiano di New York. (mat)
da www.ilvelino.it

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