Celebrati ieri i dieci anni del suo insediamento, il presidente del Venezuela Hugo Chávez si butta a capofitto nella difficile sfida del referendum costituzionale del 15 febbraio. Una sfida difficile e politicamente rischiosa. I sondaggi testimoniano un alto livello di consenso personale su Chávez - favori che sfiorano il 60 per cento dei venezuelani - ma non danno garanzie per la vittoria di una consultazione che darebbe al capo di Stato, e alle principali cariche pubbliche elettive, la possibilità di ripresentarsi per un nuovo mandato. Una consultazione sulla quale pesa l’ombra emotiva del “no” che i venezuelani espressero su un più ambizioso progetto di riforma della costituzione presentato nel dicembre del 2007. Un risultato che indicava una spaccatura dell’elettorato, parzialmente confermata dalle recenti elezioni amministrative in cui il Psuv, pur vincitore, aveva dovuto lasciare all’opposizione alcuni importanti distretti.
Per questo Chávez sta investendo moltissimo, a livello economico e politico, nella campagna che condurrà il Venezuela al voto il prossimo 15 febbraio. Manifestazioni, comizi, una intensissima campagna pubblicitaria - anche con l’arrivo dell’amico Diego Armando Maradona che ha promesso di tatuarsi il volto di Chávez - , sono tentativi del leader bolivariano di scacciare la paura di una nuova clamorosa sconfitta. Il governo di Caracas ha anche inviato una nutrita delegazione di parlamentari in occidente, Italia compresa, per spiegare il valore della riforma. Occasione, per gli uomini del Psuv di mostrare la “più totale certezza che stavolta il referendum passerà con ampio margine”.
A rendere più accidentata la strada verso la riforma c’è anche lo spettro della crisi economica, aggravata dal crollo del prezzo del petrolio, che fino a pochi mesi fa gli ha permesso politiche di sostegno all’economia e alle classi sociali più disagiate che rappresentano la sua forza elettorale principale. Il leader venezuelano ha annunciato investimenti per oltre duecento miliardi di dollari nei prossimi quattro anni, ma le difficoltà per un economia che si basa in maniera determinante sull’esportazione del greggio potrebbero rivelarsi più grandi del previsto.
Alle celebrazioni di ieri erano presenti i leader dei paesi dell’Alternativa bolivariana per le Americhe (Bolivia, Cuba, Dominica, Honduras, Nicaragua ed Ecuador come osservatore) per un vertice straordinario, nella speranza che l’esempio “positivo” dei successi elettorali ottenuti dai processi referendari di riforma costituzionale di Evo Morales in Bolivia e Rafael Correa in Ecuador possano servire a mostrare al popolo venezuelano la strada verso la “rivoluzione bolivariana”, avviata dallo stesso Chavez dopo la presa del potere nel ‘99. Ieri il presidente venezuelano ha parlato del socialismo come “l’unica strada per la redenzione dell’essere umano” tornando sul concetto di “democrazia sociale” sul quale sta insistendo nelle ultime settimane anche nella sua rubrica fissa che esce sui diversi quotidiani locali.
da www.ilvelino.it

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