La crisi finanziaria internazionale ha fatto grossi danni in America Latina e tra i paesi più colpiti c’è senza dubbio il Brasile. Il governo Lula, dopo aver inizialmente minimizzato gli effetti del terremoto economico mondiale, è stato costretto negli ultimi mesi a fortissimi investimenti pubblici e a importanti tagli alle spese dell’amministrazione nazionale. Brasilia però non ha nessuna intenzione di rinunciare al suo ruolo di prima potenza regionale, cercando di allargare sempre più i suoi contatti dentro e fuori dal subcontinente. Negli ultimi giorni l’esecutivo del presidente Luiz Inacio Lula da Silva ha lanciato due messaggi forti, che potrebbero smuovere gli equilibri regionali: da un lato ha lanciato una sfida al Venezuela di Hugo Chavez, che rappresenta l’ala più radicale della sinistra latinoamericana, puntando al mercato del petrolio statunitense. Dall’altro ha stretto un accordo militare per il controllo della frontiera con la Colombia di Alvaro Uribe, il fedele alleato degli Usa nell’era Bush.
I ministri della Difesa di Colombia e Brasile, Juan Manuel Santos e Nelson Jobim, hanno infatti raggiunto in Brasile un’intesa per un nuovo sistema di controllo della frontiera comune. L’accordo prevede un controllo radar e satellitare dell’area, ma anche la possibilità per le forze armate dei due paesi di “sconfinare”, nel corso di operazioni di repressione nei confronti del narcotraffico e della guerriglia, e lo studio di operazioni congiunte soprattutto nelle zone fluviali. I ministri hanno specificato che sarà più un controllo elettronico che fisico dell’area di frontiera, ma che le forze aeree potranno sorvolare il territorio del paese vicino fino a 50 km, attraverso una vigilanza coordinata. Il ministro brasiliano non ha usato mezzi termini nel definire l’atteggiamento che il suo paese riserverà ai guerriglieri scoperti nel proprio territorio: “Le Farc (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia) in territorio brasiliano saranno accolte con le pallottole”, aggiungendo che l’accordo “allargherà il forte controllo su terra anche a cielo e fiumi”.
Dal canto suo Santos ha chiesto la possibilità a Brasilia di utilizzare le basi aeree brasiliane della zona di frontiera come scalo “ponte” per raggiungere le piste colombiane più lontane. I due ministri hanno poi sottolineato come l’intesa raggiunta sia in qualche modo figlia del nuovo rapporto tra i paesi della regione scaturito dalla nascita del Consiglio della Difesa sudamericano, la cui prima riunione si tenuta questa settimana in Cile. L’avvicinamento tra Colombia e Brasile assume un certo peso politico se si analizza la questione in un’ottica regionale: quello delle frontiere è infatti uno degli aspetti di maggiore attrito tra Bogotà, il Venezuela e il suo alleato Ecuador; la presa di posizione del governo del presidente Lula, che in passato aveva dimostrato di possedere una buona intesa con il leader venezuelano Hugo Chávez, rappresenta una novità nello scacchiere geopolitico del subcontinente. Un accordo come quello di ieri non può certo segnare la nascita di un nuovo asse Brasilia-Bogotà, ma certo l’ipotesi che vede il Brasile come principale concorrente di Caracas come fornitore di petrolio del gigante statunitense, lascia pensare che qualcosa si stia muovendo.
da www.ilvelino.it

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