Fare il giornalista, in America Latina, continua a essere molto pericoloso. Lo sostiene nella sua analisi semestrale la Società interamericana della stampa (Sip) che evidenzia come il paese più pericoloso delle Americhe sia il Messico, mentre la censura più rigida nei confronti della stampa è quella in vigore a Cuba, dove oltre venti giornalisti sono in carcere. A rendere il lavoro più pericoloso in Messico è, secondo il dossier, soprattutto la guerra in atto tra i cartelli del narcotraffico e il governo del presidente Felipe Calderón, che mette a rischio chi si occupa di crimine organizzato e che avrebbe fatto dal 1995 quasi cento vittime. Nell’ultimo semestre nel paese centroamericano sono stati uccisi quattro giornalisti e ci sono stati otto attacchi contro loro colleghi o contro le sedi di organi d’informazione. Oltre a Cuba, dove secondo il presidente dell’organizzazione Enrique Santos Calderón “persistono problemi di lunga data”, la situazione è particolarmente difficile nei paesi in cui è al governo la cosiddetta “sinistra bolivariana”. In Bolivia a causa dei “frequenti attacchi al giornalismo indipendente del presidente Evo Morales”, in Venezuela dove nei mesi scorsi è stato ucciso un reporter, e in Ecuador.
Inoltre nella “liberale” Colombia, sottolinea il documento, “l’ultimo semestre è stato caratterizzato da minacce, accuse e manovre ostruzionistiche nei confronti della stampa”. Anche dove la libertà d’informazione non è messa a rischio da un atteggiamento repressivo da parte dello Stato, i problemi non mancano: la Sip segnala infatti come la crisi dell’editoria negli Stati Uniti possa minare pesantemente la pluralità della stampa e la sua capacità di “vigilare”. Il dossier pone l’accento sull’atteggiamento adottato nei confronti dei media da praticamente tutti i leader latinoamericani: insulti, accuse, minacce e derisioni hanno caratterizzato la dialettica di moltissimi capi di Stato e leader politici nell’affrontare tematiche relative alla stampa. Se Chavez ha accusati i mezzi d’informazione di cospirare contro di lui, Morales li ha definiti in più occasioni “bugiardi” e il leader della maggioranza argentina Nestor Kirchner si è scagliato più volte contro uno dei gruppi editoriali più importanti del Paese. (mat)
da www.ilvelino.it

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