giovedì 12 marzo 2009

Argentina, agricoltori: riparte la protesta e il paese trema

di Matteo Tagliapietra

Una manifestazione centrale con la partecipazione dei leader del settore e di tanti esponenti dell’opposizione parlamentare e una ventina di mobilitazioni in diverse località del paese. Così gli agricoltori argentini, alla parola d’ordine “dopo un anno nessuna risposta”, hanno deciso oggi di tornare a protestare contro le politiche di settore del governo della “presidenta” Cristina Fernández Kirchner. Il mancato raggiungimento di un accordo soddisfacente con i rappresentanti dell’esecutivo, nel corso della riunione di martedì, ha spinto le principali organizzazioni a premere per un ritorno alla protesta. Una decisione che provoca non pochi timori nel popolo argentino che lo scorso anno ha dovuto sopportare quattro mesi di scioperi e blocchi stradali, capaci di paralizzare il paese e svuotare i supermercati, dando una spinta verso l’alto alla già forte inflazione. La differenza con il 2008, però, è nel contesto economico che accompagna lo scontro governo-agricoltori: l’entusiasmo per la crescita esponenziale dell’economia argentina fa infatti parte del passato e la crisi finanziaria internazionale spaventa molto.

Il conflitto assume inoltre, ancor più che lo scorso anno, un fortissimo valore politico: le elezioni per il rinnovo del Congresso di ottobre si avvicinano rapidamente e mentre l’opposizione si erge a paladina dei produttori, nella maggioranza il timore di pagare il prezzo della fedeltà al governo, soprattutto per i parlamentari eletti nelle zone a maggior vocazione agricola, ha portato alcuni senatori e deputati a smarcarsi dall’alleanza che sostiene la “presidenta”. Dall’inizio della protesta dei produttori agricoli, scatenata dalla proposta di legge del governo che legava le imposte sull’esportazione di alcuni prodotti al loro prezzo internazionale (poi bocciata dal Parlamento), è passato esattamente un anno, ma nelle riunioni delle ultime settimane continua a discutersi degli stessi argomenti: il cuore del confronto restano le imposte sui prodotti destinati al mercato internazionale, in particolare la soia, di cui l’Argentina è uno dei principali esportatori mondiali.

Il governo, che pur la scorsa settimana ha messo sul piatto alcuni interventi rilevanti, soprattutto nel settore dell’allevamento, della produzione del latte e nella commercializzazione delle granaglie, continua però a fare orecchie da mercante su questo fronte e accusa gli agricoltori di egoismo e avidità. La protesta di questi giorni mette in luce, inoltre, un particolare nuovo, ovvero la presenza tra i manifestanti degli operai delle industrie legate al settore agricolo, soprattutto quelle che producono macchinari, che a causa della crisi finanziaria si sono trovati a centinaia senza lavoro. La manifestazione di Cordoba, nelle intenzioni degli organizzatori, sarà l’occasione per presentare la propria proposta politica davanti a una platea che vedrà la presenza dei principali leader dell’opposizione, come i peronisti dissidenti Felipe Solá e Francisco de Narvaez e la dirigente della Coalicion Civica Margarita Stolbizer.

Tra le proposte ci saranno sicuramente la liberalizzazione del commercio di carne, granaglie e delle esportazioni, l’abbassamento delle imposte sulle vendite all’estero e una riduzione dell’intervento e del controllo statale sul mercato. Nel corso di un incontro nel teatro Roma, nella provincia di Buenos Aires, il capo di Stato ha risposto in maniera molto dura a quelle che chiama le “pressioni” degli agricoltori, ribadendo più volte, nel corso del suo intervento, di sentirsi “frustrata” perché “ci sono alcuni che, pur avendo molto continuano a chiedere. Io posso resistere ma quelli che hanno più bisogno d’aiuto no” sostenendo che “ci sono due Argentine”. La Kirchner ha lanciato però un nuovo messaggio di pace ai suoi avversari, sostenendo che continuerà a cercare il dialogo e il confronto “tutte le volte che sarà necessario”, pur ammettendo che “sarà molto difficile” trovare una soluzione al conflitto.

da www.ilvelino.it

Nessun commento:

Posta un commento