In un intervento durato più di un’ora, tenuto alle Camere riunite in occasione dell’apertura dell’anno legislativo, il capo di Stato argentino Cristina Fernández de Kirchner ha difeso ieri le misure promosse dal suo governo, attaccando opposizione e agricoltori. La Kirchner, in una nuova puntata di uno scontro che dura da oltre un anno, ha sottolineato come l’introduzione di tasse variabili sulle esportazioni di alcuni prodotti, proposta governativa bocciata dal Parlamento dopo aver provocato uno sciopero di settore che ha paralizzato il Paese per quasi quattro mesi nel 2008, avrebbe permesso oggi al settore di pagare imposte più basse delle attuali e di godere di una serie di contributi che oggi non sono attivi. Il disegno di legge, respinto per il voto decisivo del vicepresidente Julio Cobos oggi passato all’opposizione, prevedeva infatti che il sistema impositivo relativo ad alcuni prodotti, soprattutto la soia di cui l’Argentina è uno dei massimi esportatori mondiali, si sarebbe adeguato all’evoluzione dei prezzi internazionali.
In quel momento il livello dei prezzi fuori dai confini del paese latinoamericano favoriva i produttori che avevano rifiutato in blocco l’iniziativa, ma oggi pagherebbero un’aliquota più bassa. Il discorso di ieri è stato anche occasione per il primo faccia a faccia tra la “presidenta” e il suo vice, concluso con un fredda stretta di mano, oggetto di alcuni duri riferimenti nel corso dell’intervento: “Non si migliora la qualità istituzionale – ha detto la Kirchner – se come dirigenti non si migliora il comportamento e non si gioca il ruolo che spetta alle istituzioni”. Nessun riferimento diretto, invece, all’ipotesi di una nazionalizzazione del mercato delle granaglie, ventilata nei giorni scorsi, ma solo un accenno a nuove iniziative legislative come “nuovi strumenti per intervenire nell’economia a difesa del lavoro e dell’attività economica”. La possibilità di un intervento pubblico nel controllo del mercato era stato ipotizzato come risposta alla decisione dei produttori di ritardare la vendita di enormi quantità di soia, stoccate in silos, per far crescere il loro valore sul mercato internazionale.
Una decisione che ha portato il capo di Stato a un commento ironico: “Chi è che oggi può permettersi di non mettere sul mercato i propri prodotti? Si vede che ad alcuni di noi le cose vanno molto bene”. La “presidenta” ha poi difeso a spada tratta alcune delle iniziative più contestate della sua gestione, come la nazionalizzazione della compagnia aerea Aerolineas Argentinas e dei fondi pensionistici privati e la legge per il rientro dei capitali all’estero. Cristina ha poi sottolineato l’importanza del piano di opere pubbliche, “uno dei più ambiziosi della storia del Paese e per il quale si utilizzerà solo quest’anno il sette per cento del Pil”, e anticipato l’intenzione di promuovere una nuova legge sui mezzi di comunicazione, dopo aver sostenuto che il Paese è vittima di una “manipolazione dell’informazione”. Non sono mancati riferimenti alla crisi finanziaria mondiale: “C’è una crisi di idee, il modello basato sulla subordinazione e non sulla cooperazione, basato in regole che devono essere rispettate solo dai paesi più deboli e non dalle grandi potenze è finito” ha sostenuto la “presidenta” tornando a ribadire la necessità di una riforma degli organismi di credito internazionali.
La Kirchner ha infine chiuso il suo intervento con un appello a “unità e cooperazione” per affrontare la crisi che potrebbe portare il 2009 ad essere “l’anno più difficile degli ultimi cento”. Le parole del capo di Stato non hanno raccolto il consenso dei produttori agricoli che hanno definito “sbagliato” e “contraddittorio” il suo intervento, soprattutto in riferimento al disegno di legge sulle imposte mobili applicate alle esportazioni. Secondo il presidente delle Confederazioni rurali, Mario Llambias, “il capo di Stato si sbaglia quando dice che il disegno di legge prevedeva aiuti per i piccoli produttori e che se fosse stata approvata quella misura oggi starebbero meglio che allora. Dimentica di dire che la proposta prevedeva sussidi solo fino a ottobre dello scorso anno, quindi i produttori si sarebbero trovati esposti allo stesso modo alla crisi attuale”. La maggiore preoccupazione rimane, al momento, quella relativa alla possibile nazionalizzazione del mercato delle granaglie, un’ipotesi che, secondo la maggior parte dei produttori, è solo una forma di pressione sul settore per ottenere l’immissione sul mercato delle riserve, ma che se si concretizzasse potrebbe alzare decisamente il livello dello scontro.
da www.ilvelino.it

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