La decisione presa dal Senato apre ora, all’interno di maggioranza e opposizione, una fase di confronto dai tempi serrati, dato che avranno a disposizione poco più di un mese per raggiungere intese elettorali efficaci e presentare le proprie liste. Una mossa rischiosa, quella della Kirchner, che trasforma il voto in una sorta di plebiscito sulla sua azione politica e su quella del suo governo, ma che le consente di accorciare i tempi riducendo l’effetto elettorale della crisi finanziaria mondiale. L’attenzione del mondo politico si concentra ora sull’area chiave per il successo nel voto di giugno: Buenos Aires. L’area urbana della capitale raccoglie un larga fetta dell’elettorato di tutto il Paese e sarà quindi l’epicentro dello scontro. Qui la coalizione che sostiene il capo di Stato dovrebbe mettere in gioco l’ex presidente, oggi leader del partito giustizialista, Nestor Kirchner, mentre tra le fila dell’opposizione continuano le trattative tra i radicali dell’Ucr, la Coalicion Civica di Elisa Carrió e il Pro del sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri. I cittadini argentini avranno la possibilità di rinnovare una parte delle Camere eleggendo 127 deputati e 24 senatori. (mat)
da www.ilvelino.it

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