di Matteo Tagliapietra
Quella che inizia oggi sarà una delle settimane più intese dei quindici mesi di presidenza per il capo di Stato argentino Cristina Fernández Kirchner. Tutto è nelle mani del Congresso. Deputati e senatori dovranno infatti votare sulla proposta, lanciata a sorpresa lo scorso venerdì dalla “presidenta”, di anticipare le elezioni politiche di ottobre al 28 giugno e l’opposizione proverà a portare al voto un disegno di legge sul settore agricolo concordato con i produttori. Due questioni diverse ma anche profondamente legate fra loro, visto che lo scontro con gli agricoltori è uno dei principali motivi di instabilità tra le fila della maggioranza a livello nazionale come a livello locale. La Kirchner ha difeso la sua decisione sottolineando come il Paese abbia bisogno di ritrovare coesione, di fronte a una crisi come quella che in atto, e che quindi anticipare il voto per unificarlo con una serie di elezioni provinciali consentirà di limitare lo stillicidio di una serie di tornate elettorali successive. Se anche l’assemblea provinciale del Chaco approverà la proposta presentata dal governatore Jorge Capitanich, saranno dodici le province ad andare alle urne il 28 di giugno, tra le quali quella di Buenos Aires, che si configura come ben più che l’ago della bilancia per peso politico, economico e demografico.
A fine giugno voteranno i cittadini di Buenos Aires, Entre Ríos, Neuquén, Santa Cruz, Río Negro, La Rioja, Jujuy, Mendoza, Tucumán, Misiones, Chaco e Chubut, mentre il governatore di San Luis, Alberto Rodriguez Saa si è detto fermamente contrario e i suoi colleghi di Santa Fe, Hermes Binner, e Salta, Juan Manule Urtubey, hanno confermato le date del 30 agosto e 6 settembre. Quattro regioni non hanno in previsione tornate elettorali, mentre altri tre governi provinciali, La Pampa, Formosa e Corrientes non hanno ancora preso una posizione in merito alla proposta della “presidenta”. Alle urne andranno anche gli elettori del Comune di Buenos Aires governato dal leader dell’opposizione Mauricio Macri, che aveva annunciato l’anticipazione delle tornata elettorale un paio di giorni prima della Kirchner e dove i sondaggi danno l’alleanza kirchnerista nettamente sconfitta. La mossa a sorpresa di Cristina ha indubbiamente una serie di vantaggi per la sua maggioranza: taglia le gambe all’opposizione che stava lavorando a nuove alleanze e alle liste elettorali, provocando fortissime tensioni interne alle nuove coalizioni, cerca di fermare l’emorragia di consensi provocata dalla crisi finanziaria internazionale e dallo scontro con gli agricoltori, costringe gli alleati titubanti a fare una scelta di campo.
La “presidenta” si espone al rischio di una sconfitta che renderebbe i successivi due anni di presidenza, il mandato scade nel 2011, estremamente complicati. Difficile dire quanto la congiuntura economica negativa, la mancata soluzione del braccio di ferro con gli agricoltori e la crescente ondata di paura per la questione sicurezza possano influire sull’umore degli elettori e il capo di Stato si sta assumendo un rischio enorme. Il progetto di legge arriverà oggi in Aula e dovrebbe essere votato mercoledì: dato che la convocazione deve avvenire almeno tre mesi prima del voto i tempi sono strettissimi e dovrà essere approvato da entrambe le Camere entro il 28 di marzo. Nella tornata elettorale gli argentini dovranno rinnovare la metà dei seggi alla Camera e un terzo al Senato; nel primo caso il governo conta su una maggioranza solida, nonostante le defezioni degli ultimi mesi, mentre al Senato l’equilibrio è più precario, come ha già dimostrato la bocciatura, grazie al voto determinante del vicepresidente Julio Cobos, del progetto di legge relativo all’introduzione di un sistema di imposte mobili sulle esportazioni, che ha dato il via allo scontro con gli agricoltori che dura ormai da un anno.
Il governo ritiene di poter contare sui voti necessari, la maggioranza assoluta, e in questo senso potrebbe ricevere un aiuto anche dall’opposizione, visto che alcuni degli esponenti del peronismo dissidente, usciti negli ultimi mesi dalla coalizione kirchnerista per formare un’alleanza con i principali partiti d’opposizione, sembrano favorevoli alla proposta. La volontà di ridurre i tempi della campagna da parte della “presidenta” obbliga però l’esecutivo a cercare rapidamente una soluzione al conflitto con il settore agricolo che rischierebbe, altrimenti, di trasformarsi in un pericolosissimo boomerang elettorale e i segnali che arrivano dagli agricoltori non sembrano affatto positivi. Oggi infatti i rappresentanti dei produttori agricoli si incontreranno con i principali partiti dell’opposizione per studiare una proposta di legge da presentare giovedì alla Camera, che differenzi il pagamento delle imposte sulle esportazioni sulla soia, cancellandole per i piccoli produttori e riducendo di dieci punti quelle attuali per i produttori più grandi. Domani invece gli agricoltori si riuniranno nuovamente con il governo, nel quarto incontro in un mese: dopo gli accordi raggiunti due settimane fa alla presenza della “presidenta”, l’intesa sembra essere sempre più lontana e per il Paese l’incubo di ripiombare nello stato di paralisi determinato dai blocchi stradali dei produttori, durato quattro mesi nel 2008, si fa sempre più reale
da www.ilvelino.it
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