Per arrivare al voto alla Camera sono state necessarie quasi dieci ore e non sono mancati momenti di forte tensione, con scambi di insulti e accuse tra le maggioranza e opposizione, che ha ribadito di ritenere la proposta un tentativo della “presidenta” di limitare la perdita di consenso prima del voto. A propria difesa il governo ha anche sostenuto che, se le province hanno la libertà di modificare il calendario elettorale in base alle proprie esigenze, lo stesso diritto spetta, in un unica occasione e in via eccezionale, all’esecutivo nazionale. Dura la risposta di alcuni esponenti dei radicali dell’Ucr che hanno tirato in ballo l’ex capo di Stato, oggi leader dell’alleanza che sostiene la “presidenta”, Nestor Kirchner: “Prima di perdere le elezioni nella provincia di Catamarca – ha dichiarato Pedro Azcoiti – Kirchner aveva detto che chi modifica le scadenze elettorali ha paura di perdere. Cosa dirà adesso?”.
La corsa del progetto continua ora al Senato, dove già oggi la commissione Affari costituzionali comincerà ad analizzarlo. In commissione come in Aula il capo di Stato conta, includendo gli alleati, su una maggioranza assoluta, ma il Senato è già stato teatro di una delle sconfitte più clamorose della gestione di Cristina, la bocciatura della legge sulle imposte mobili alle esportazioni, quando fu decisivo il voto contrario del vicepresidente Julio Cobos, oggi uno dei leader dell’opposizione. Al momento, il voto in Aula è previsto per giovedì prossimo e la “presidenta” sembra poter contare su 40 voti, tre in più della maggioranza richiesta di 37 senatori. (mat)

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