Alcuni esponenti dei comitati civici di Santa Cruz e Beni, invece, si sono recati a Brasilea, cittadina brasiliana vicina alla frontiera con il paese andino, dove si erano rifugiati circa 300 oppositori del governo, preoccupati per eventuali ritorsioni da parte dei militari che gestivano il potere nella regione dopo la dichiarazione dello stato d’assedio. Una decisione che il governo di Morales aveva preso in risposta all’ondata di violenze e occupazioni di strutture pubbliche messe in atto dagli autonomisti nel corso del braccio di ferro sulla nuova costituzione promossa dal governo. Il prefetto Fernández è accusato di essere il mandante del massacro avvenuto la notte dell’11 settembre nella località del Porvenir, quando un gruppo di contadini che si preparava a manifestare a sostegno del capo di Stato sarebbero stati attaccati da un gruppo di uomini armati legati alla prefettura. La Paz, dopo aver ordinato l’arresto del governatore, ha deciso che dovrà essere sottoposto a un processo ordinario. Un’ipotesi contestata duramente dai familiari di Fernández, che ieri hanno manifestato davanti al carcere della capitale dove il prefetto è rinchiuso, secondo i quali deve essere sottoposto a un giudizio limitato alla responsabilità politica.
La ricostruzione del massacro è ancora oggetto di indagini, dopo che una commissione d’inchiesta dell’Unasur aveva attribuito agli autonomisti la responsabilità dell’accaduto, evidenziando la presenza di 19 vittime. Secondo la commissione speciale della Camera dei deputati invece le vittime accertate sono state 13, nove contadini, due funzionari della prefettura, un pastore evangelico e un militare. La procura ha annunciato di avere già un numero sufficiente di prove per presentare le accuse contro Fernández, cosa che dovrebbe avvenire entro la fine del mese, e persone a lui legate, anche se la ricerca di prove e testimonianze continua. (mat)
da www.ilvelino.it

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