Un nuovo violento botta e risposta torna a far crescere la tensione tra Ecuador e Colombia. Le ostilità erano state aperte dal ministro della Difesa di Bogotà Juan Manuel Santos che, a un anno di distanza, aveva definito l'operazione militare colombiana nella quale era morto uno dei massimi leader delle Farc (Forze armante rivoluzionarie della Colombia) Raul Reyes, condotta in territorio ecuadoriano, un'azione di “legittima difesa”. Da Quito la risposta è stata durissima: “Signor Santos – ha dichiarato il capo di Stato Rafael Correa nel corso di una cerimonia della polizia – non si metta contro l'Ecuador. Non commetta un terribile errore. Se il governo colombiano continua, nonostante le pubbliche scuse, sulla strada imboccata dal suo ministro della Difesa, ci troverà preparati”. Il leader ecuadoriano ha poi insistito sul fatto che “in America Latina non c'è spazio per i piccoli imperatori” e ha ribadito la richiesta alla nazione vicina di contrastare la guerriglia all'interno dei propri confini nazionali. Domenica scorsa, Santos aveva commentato con la stampa colombiana il primo anniversario dell'operazione “Fenix” costata la vita a 23 guerriglieri, oltre che a Reyes, spiegando che “colpire terroristi, anche se non si trovano sul territorio nazionale, è un atto di legittima difesa e una linea di condotta sempre più accettata dalla comunità internazionale”. Dopo lo scandalo legato all'ex funzionario del ministero della Sicurezza ecuadoriano José Ignacio Chauvin, coinvolto in un inchiesta sul narcotraffico, che ha ammesso di essersi incontrato in diverse occasioni con Reyes, Quito ha tentato nelle ultime settimane di mostrare una diversa attenzione nella lotta alla guerriglia, dando il via a un nuovo sistema di controllo della frontiera tra i due Paesi, ma il riaccendersi dello scontro con Bogotà potrebbe dare a questa presenza militare un significato diverso. (mat)
da www.ilvelino.it
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