lunedì 25 maggio 2009

America Latina, i "bolivariani" lanciano attacco alla stampa

si Matteo Tagliapietra

Se il socialismo “bolivariano” non si diffonde in America Latina la colpa è, essenzialmente, della stampa. Lo hanno sostenuto nel corso di un conferenza stampa il leader ecuadoriano Rafael Correa e il suo collega venezuelano Hugo Chavez, nei giorni scorsi in visita a Quito. Entrambi hanno con i mezzi di comunicazione un rapporto estremamente conflittuale: “Uno dei maggiori nemici del cambiamento il America Latina è una certa stampa compromessa con i poteri che hanno sempre dominato la regione – ha spiegato Correa -. Dobbiamo affrontare e sconfiggere questo potere che agisce impunito”. Un percorso che i governi dei due paesi latinoamericani sembrano aver già pienamente avviato: Chavez a suon di leggi, denunce e interventi delle forze dell'ordine ha messo a tacere una buona parte della stampa vicina all'opposizione ed è al momento nel pieno di un nuovo scontro con l'emittente Globovision, Correa ha deciso una revisione dell'attribuzione di frequenze a radio e televisioni. Il presidente ecuadoriano ha poi annunciato l'intenzione, nel corso dell'ormai prossima presidenza di turno dell'Unasur (Unione delle nazioni sudamericane), di prendere provvedimenti che “difendano cittadini e governi dagli abusi della stampa”. Un percorso nel quale, ha evidenziato Chavez, “l'Ecuador può contare su tutto l'appoggio del Venezuela” nel lottare contro un fenomeno che si avvicina “alla follia del fascismo, di quello duro, aperto, sfacciato e cinico”.

Un concetto pienamente condiviso dal suo collega boliviano Evo Morales, anche lui a Quito in occasione delle celebrazioni per l'anniversario di una delle battaglie chiave per l'indipendenza ecuadoriana, che sta conducendo nel paese andino una campagna durissima contro i mezzi d'informazione d'opposizione, il quotidiano La Prensa è sotto inchiesta, e ha invitato la Società interamericana della stampa (Sip) a un incontro per “dimostrare che la maggior parte dei media in Bolivia mente ed è corrotta”. La visita di Chavez ha avuto anche però degli importanti risvolti politici ed economici, dato che è stata l'occasione per chiudere una serie di accordi di cooperazione bilaterale e per manifestare ancora una volta l'identità di vedute sulla necessità di rafforzare il controllo statale su settori strategici dell'economia. Un concetto ribadito da Correa nel corso di un incontro con la stampa e messo in pratica da Chavez nelle ultime settimane con una serie di espropri nel settore energetico e industriale. “Non cambieremo la nostra strada – ha detto il presidente ecuadoriano – anzi renderemo questa rivoluzione cittadina più radicale e profonda, accelerando questo processo”.

da www.ilvelino.it

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