giovedì 28 maggio 2009

America Latina, Onu: dopo record 2008 giù investimenti stranieri

Dopo le cifre record raggiunge nel 2009, gli investimenti stranieri in America Latina sarebbero destinati a crollare nel 2009, con una riduzione tra il 35 e il 45 per cento. Lo sostiene la Commissione economica per l'America Latina e il Caribe (Cepal) dell'Onu, che segnala la possibilità di una perdita vicina ai 60 miliardi di dollari. Le conseguenze immediate, come evidenziato dallo studio, saranno una forte recessione e una crescita della disoccupazione, influendo in maniera negativa sulle previsioni di crescita. Secondo il dossier l'economia regionale registrerà nel suo complesso una contrazione dello 0,3 per cento, con un livello di investimenti stranieri tra i 70 e gli 80 miliardi di dollari, una cifra molto distante dai 128,3 miliardi da record del 2008. Una diretta conseguenza, secondo il Cepal, delle minori prospettive di crescita, della difficoltà di accedere alle risorse finanziarie e del clima di incertezza che regna nella regione.

L'evoluzione del livello di investimenti, evidenzia l'organismo regionale delle Nazioni Unite, sarà estremamente diverso da paese a paese, come del resto era già stato negli anni precedenti; basti pensare che nel 2008 mentre in Messico si è registrato un calo del 20 per cento in Brasile i capitali stranieri sono aumentati del 30 per cento. Proprio questi due Paesi, insieme con Colombia e Cile, hanno attratto tre quarti degli investimenti stranieri totali, ovvero più di 90 miliardi di dollari. Anche il risultato estremamente positivo dello scorso anno, comunque, rappresentava una crescita, in proporzione, molto più bassa di quanto registrato nel 2007, quando aveva superato il 50 per cento, ma, soprattutto, era un segnale nettamente controcorrente rispetto al dato globale, che aveva visto gli investimenti all'estero scendere del 15 per cento. A scegliere l'America Latina sono soprattutto Stati Uniti, che rappresentano da soli un quarto degli investimenti, e Spagna (9 per cento), mentre cresce l'attenzione di Canada e Giappone.

Se la regione latinoamericana ha attratto lo scorso anno un numero crescente di fondi stranieri, lo stesso fenomeno si è registrato per gli investimenti dei paesi sudamericani all'estero, grazie anche al consolidamento della presenza di imprese transazionali nella regione, soprattutto in Messico, Brasile e Cile. Nel complesso sono stati 34,5 miliardi i dollari destinati ad altri paesi. Tra le imprese leader si sono confermate la brasiliana Petrobras, la messicana America Movil e l'italo argentina Techint. Secondo il Cepal, l'incertezza relativa alla durata e le dimensioni della crisi finanziaria mondiale rendono difficili stime precise, ma ci si aspetta che il dato relativo al 2009, seppur contraddistinto da una fortissima contrazione, rimanga al di sopra dei dati relativi alla prima metà del decennio. Secondo l'analisi dell'organismo dell'Onu è fondamentale che i governi della regioni continuino nell'opera di rafforzamento della capacità produttiva e lavorino per aumentare le ricadute positive sull'economia nazionale degli investimenti stranieri, evitando che si traducano in uno sfruttamento delle risorse con un limitato ritorno per la popolazione. (mat)

da www.ilvelino.it

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