Il presidente del Consiglio permanente dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa), il canadese Graeme Clark, ha convocato i rappresentanti dei 34 paesi membri a una riunione nella quale verrà discussa la possibilità di raggiungere un'intesa su una risoluzione comune in merito al reintegro di Cuba nell'organizzazione. La proposta è sostenuta da molti paesi latinoamericani, ed è stata rilanciata anche dal segretario generale José Miguel Insulza, ma ha incontrato le forti perplessità degli Stati Uniti, nonostante le aperture manifestate da Washington nei confronti di L'Avana. Il gruppo di lavoro si riunirà a Washington e dovrà informare dei risultati raggiunti la Commissione generale che sta elaborando l'agenda del vertice. Nel corso dell'incontro si valuteranno i tre progetti di risoluzione elaborati da Honduras, Nicaragua e Stati Uniti, presentati ieri nel corso di una sessione ordinaria del Consiglio, mentre l'Associazione latinoamericana per l'integrazione starebbe lavorando a una quarta ipotesi. Il fatto stesso che la questione sia stata affrontata in seno al Consiglio, rappresenta un fatto storico, dato che non era mai avvenuto negli ultimi 47 anni, così come assume un'importanza enorme il fatto stesso che gli Stati Uniti abbiano invitato l'organizzazione a favorire un dialogo con l'isola per avviare un percorso di riavvicinamento.
Tutti e tre i progetti finora presentati prevedono il reintegro di Cuba, ma hanno caratteristiche diverse. Il documento presentato da Honduras mette in risalto il fatto che le relazioni tra Cuba e Osa “dipenderanno dalla volontà manifestata dalle due parti”, quello promosso dal Nicaragua sostiene la revoca dell'esclusione come “atto di giustizia” perché “viola lo statuto dell'Osa e il diritto internazionale come atto di discriminazione”, mentre la visione statunitense, espressa dall'ambasciatore Hector Morales, evidenzia la necessità che un possibile reintegro dell'isola caraibica sia conseguenza del rispetto dei “valori e degli accordi contenuti nello statuto dell'Osa, nella Carta democratica interamericana e in altri documenti”. Un concetto già ribadito dal segretario di Stato Hillary Clinton: Washington pretende dal governo cubano delle prese di posizione chiare in merito al processo democratico, come la liberazione dei prigionieri politici, e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Insulza si è detto fiducioso sul fatto che i paesi membri possano trovare un'intesa sulla revoca della sospensione imposta nel 1962: “Ho fiducia nella capacità degli uomini di trovare un accordo e spero che questo succeda. Sarebbe una gran cosa per la nostra organizzazione”. Il segretario generale dell'organizzazione ha spiegato che qualsiasi decisione raggiunta non poterebbe all'automatica riammissione di Cuba, “si tratta di un processo molto più complesso”, ma si limiterebbe all'eliminazione delle sanzioni nei confronti dell'isola caraibica, “su questo si può raggiungere un ampio consenso” ha sostenuto. Del resto L'Avana finora non ha manifestato nessun interesse per un'eventuale riammissione nell'Osa, arrivando ad augurarsi che scompaia. “Mi auguro che cambino idea – ha commentato Insulza – ma questa è una loro decisione. Per quanto ci riguarda la questione è relativa a una risoluzione legata alla guerra fredda che a mio parere non dovrebbe essere ancora vigente”.
da www.ilvelino.it

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