lunedì 25 maggio 2009

Argentina, il peso delle nazionalizzazioni di Chavez su elezioni

di Matteo Tagliapietra

La decisione del “caudillo” venezuelano Hugo Chavez di nazionalizzare, nell'ambito di una più vasta operazione di esproprio, tre imprese metallurgiche legate al gruppo italo-argentino Techint (Tavsa, Matesi e Comsigua), rischia di creare non poche difficoltà al governo della “presidenta” argentina Cristina Fernandez Kirchner. Il nuovo “assalto” venezuelano alle imprese straniere arriva infatti a brevissima distanza dal faticoso raggiungimento di un accordo con la stessa Techint per la nazionalizzazione della siderurgica Sidor (con un indennizzo di quasi due miliardi di dollari), che aveva già messo a dura prova le relazioni tra Buenos Aires e Caracas, e a poche settimane dalle elezioni politiche anticipate in Argentina. Il rapporto tra la Kirchner e Chavez ha vissuto alti e bassi, per la tendenza della leader argentina a smarcarsi da un possibile allineamento con l'asse “bolivariano” per mantenere una rapporto positivo con Washington, senza però allontanarsene troppo per la necessità della Casa Rosada di poter contare sulle risorse energetiche venezuelane. D'altra parte le tecnologie e le scorte alimentari argentine hanno per il Venezuela una grande importanza e questo ha sempre spinto Chavez a cercare la via del dialogo con Buenos Aires.

L'ultima mossa del leader venezuelano arriva però in un momento delicatissimo per la Kirchner, nel pieno di una campagna elettorale che, come ha sostenuto suo marito Nestor (leader del principale partito della maggioranza), pone gli argentini difronte a un bivio: “Cristina o il caos del 2001”. Ovviamente si tratta di un'affermazione da campagna elettorale, ma esplicita la sensazione che si tratti fondamentalmente di un plebiscito sull'attività di governo del capo di Stato, che pure ha escluso l'ipotesi di una rinuncia in caso di sconfitta. Ufficialmente il governo argentino, attraverso il ministro della Pianificazione Julio De Vido ha dichiarato all'agenzia di stampa Telam che Buenos Aires “rispetta la decisione sovrana” del Venezuela e che il governo terrà lo stesso comportamento adottato nella gestione del caso Sidor, “proteggendo gli interessi delle imprese nazionali”. La mossa di Chavez avrebbe colto di sorpresa i Kirchner, dato che il leader venezuelano era stato ospite della coppia presidenziale la scorsa settimana, e nel corso della visita non avrebbe fatto alcun riferimento all'imminente azione di esproprio.

Inevitabili le conseguenze sul piano politico interno per la “presidenta”: dura è stata la reazione degli industriali argentini, che hanno espresso la loro forte preoccupazione per mancanza di “tutela” degli investimenti nazionali da parte del governo e ancor più forte, ovviamente, la presa di posizione dell'opposizione. Dopo che il governo argentino è ricorso allo strumento della nazionalizzazione sui fondi pensione privati (Afjp) e sulla compagnia aerea di bandiera Aerolineas Argentinas, infatti, gli avversari della Kirchner hanno puntato sempre di più sulla possibile “chavizzazione” del governo argentino, possibilità paventata anche dall'Unione industriali. Per la “presidenta” un inatteso e insidioso ostacolo a poco più di un mese dal voto che rinnoverà una parte di Camera e Senato e che deciderà, in buona parte, le prospettive del percorso parlamentare del suo governo fino alla fine della legislatura.

da www.ilvelino.it

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