
di Matteo Tagliapietra
Un giovane linciato perché sorpreso a rubare delle biciclette, un leader contadino frustato davanti all'assemblea della comunità locale, un sindaco sequestrato, picchiato e bruciato vivo appeso a un albero. Eventi drammatici che rappresentano l'altra faccia della nuova costituzione boliviana fortemente voluta dal capo di Stato Evo Morales e ratificata dai suoi connazionali con un referendum. La nuova Magna Carta infatti riconosce la parità della giustizia ordinaria e di quella comunitaria, che nel suo sistema di norme e sanzioni prevede punizioni fisiche con conseguenze, in alcune occasioni, letali. Secondo il testo costituzionale le “nazioni indigene” godono del diritto all'esercizio “dei propri sistemi politici, giuridici ed economici in sintonia con la loro cosmovisione” e attraverso le proprie “autorità”.
Un concetto reso ancora più pericoloso dal diritto/dovere di ogni cittadino di “fermare” una persona che sta commettendo un reato, pur in assenza di “un mandato”. È evidente il rischio che questo insieme di norme possa condurre a conseguenze difficilmente difendibili e controllabili. La volontà di garantire i diritti delle popolazioni che ancora oggi in alcune zone del Paese vivono in stato di schiavitù, rischia di trasformarsi in un boomerang dagli effetti disastrosi per Morales, indigeno lui stesso ed ex leader dei coltivatori di coca. L'ultimo caso che sta scuotendo il paese andino è quello di Marcial Fabricano, segretario dipartimentale dello Sviluppo indigeno della regione del Beni, preso a frustate da un gruppo di contadini del Mas, il partito di Morales, nel corso di una riunione. Le foto della sua schiena tumefatta hanno occupato le prime pagine dei quotidiani locali, provocando una violenta reazione da parte dell'opposizione, e ottenendo una condanna da parte del governo. A preoccupare però sono le affermazioni del presidente della Confederazione dei popoli indigeni dell'Oriente boliviano (Cidob), di cui è stato leader Fabriciano, Adolfo Chavez: “Tutti nel parco Isiboro Secure sapevano che si sarebbe dovuto sottomettere alla giustizia comunitaria, così come era accaduto ad altri dirigenti in passato”.
L'accusa nei confronti dell'ex dirigente contadino era quella di aver partecipato alle occupazioni di edifici pubblici messa in atto lo scorso anno dagli autonomisti contrari alle riforme di Morales. In un'intervista al quotidiano El Deber la vittima ha raccontato che a partecipare alla “punizione” sarebbero stare otto persone, che hanno continuato a colpirlo anche quando era svenuto a terra a causa delle frustare ricevute. L'organizzazione rappresentata da Chavez vive un momento di particolare tensione con il governo, a causa del taglio agli scranni parlamentari riservati alle comunità indigene previsto dalla nuova Costituzione. Una scelta frutto della necessità del capo di Stato di trovare un'intesa con l'opposizione per la convocazione delle elezioni generali. Il leader della Cidob ha sostenuto nei giorni scorsi che l'organizzazione non si sente rappresentata dal ministro per le Autonomie Carlos Romero, ma ieri, in un incontro con il presidente, c'è stato un primo riavvicinamento.
dawww.ilvelino.it

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