Il rapporto tra La Paz e Washington è diventato difficile fin dall'arrivo al potere di Morales nel 2006 e gli ultimi due anni sono stati scanditi da ripetute accuse mosse dal presidente boliviano all'ex presidente George W. Bush. La tensione crescente ha raggiunto il suo apice nel settembre scorso, quando Morales ha deciso di cacciare l'ambasciatore americano, accusandolo di cospirare ai suoi danni insieme agli oppositori autonomisti. A quel punto la reazione immediata del governo statunitense è stata quella di applicare la stessa misura al massimo rappresentante diplomatico boliviano in territorio americano, Gustavo Guzman; il passo successivo lo ha fatto La Paz, espellendo l'agenzia antidroga Dea e della centrale Cia, oltre a tagliare fuori l'agenzia di cooperazione Usaid. Una decisione che ha portato il governo Bush a sospendere le facilitazioni doganali concesse a La Paz, giustificate con il mancato impegno boliviano nella lotta al narcotraffico.
Nel corso degli incontri che Shannon ha avuto negli ultimi due giorni con i massimi vertici del governo boliviano, si è discusso anche del caso dell'ex presidente Gonzalo Sanchez de Lozada, fuggito da tempo negli Stati Uniti per evitare le accuse di genocidio per le quali si trova in questo momento sotto processo in contumacia; il rappresentante del governo Usa si sarebbe impegnato a favorire la pratica di estradizione nei confronti di Sanchez de Lozada. Si tratterebbe certamente di un segnale forte di Washington che, ha spiegato Shannon in un conferenza stampa, “ha un interesse profondo a costruire una nuova relazione con la Bolivia”. (mat)
da www.ilvelino.it

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