lunedì 18 maggio 2009

Brasile, Lula rafforza posizioni di Brasilia tra Riad e Pechino

di Matteo Tagliapietra


Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva arriverà oggi in Cina per quella che rappresenta la seconda tappa del viaggio di Stato che lo ha visto passare per l'Arabia Saudita e che lo vedrà fermarsi in Turchia prima di fare ritorno a Brasilia. Lula, accompagnato da folto gruppo di ministri e imprenditori, ha passato due giorni a Riad, nell'ambito della sua prima visita ufficiale nel paese arabo, e ha lavorato alla costruzione di un rapporto commerciale sempre più stretto con il governo saudita, soprattutto nel settore energetico, come testimonia l'intesa firmata dal colosso statale degli idrocarburi Petrobras e la Compagnia di chimica moderna saudita. Lula sta spingendo per portare capitali arabi nel paese latinoamericano, soprattutto nel settore petrolifero e delle infrastrutture, ma in generale ha cercato di “aprire nuove rotte” commerciali, come testimonia la riunione con il segretario generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Emirati arabi, Qatar e Oman), Abdel Rahman al Atiya.

Se la visita a Riad era focalizzata sulle prospettive del settore energetico, l'arrivo del capo di Stato Brasiliano a Pechino, questa mattina, assume un certo peso simbolico dal punto di vista geopolitico, dopo che il mese scorso per la prima volta la Cina è diventato il primo partner commerciale del Brasile, a discapito degli Usa. Due delle maggiori potenze economiche mondiali emergenti si siederanno a un tavolo per lavorare a nuove intese dal punto di vista commerciale, finanziario e tecnologico all'interno di un rapporto, quello tra Pechino e l'America Latina, che si fa sempre più forte. L'alleanza tra Lula e Hu Jintao non è però basata solo sull'aspetto economico: Cina e Brasile infatti si sono ritrovati a condividere alcune battaglie politiche in ambito internazionale, prima tra tutte quella relativa alla riforma degli organismi finanziari mondiali, pur mantenendo le distanze su una delle questioni chiave, ovvero la riforma del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Nell'ambito di questa intesa “privilegiata”, nella sua seconda visita in Cina da quando è presidente, Lula sembra avere intenzione di spingere su uno dei temi che gli stanno più a cuore sul fronte della politica economica internazionale: 'esclusione del dollaro dai rapporti commerciali, così come già è stato fatto con l'Argentina e come potrebbe avvenire a breve con Colombia e Uruguay.

La visita di Lula ha anche lo scopo di lavorare affinché sul futuro del rapporto tra i due Paesi non pesi eccessivamente la crisi finanziaria mondiale, che potrebbe portare per la prima volta negli ultimi anni il Pil brasiliano in negativo, in parallelo con un rallentamento della crescita di quello cinese. Se è vero che lo scambio tra i due Paesi, raggiungendo i 3,2 miliardi di dollari in aprile, segnando come detto il sorpasso storico sugli Usa, è vero anche che la bilancia commerciale si è spostata gradualmente sempre più a favore di Pechino, nonostante il fatto che le esportazioni brasiliane non abbiano smesso di crescere. Si tratta però soprattutto di materie prime, che garantiscono una redditività più bassa rispetto ai prodotti lavorati, un aspetto sul quale Lula cercherà di lavorare in questi giorni. Anche per Petrobras la tappa cinese potrebbe rappresentare un momento importante, dato che il capo di Stato brasiliano sta lavorando per ottenere un investimento di diversi miliardi di dollari da parte del Banco per lo sviluppo cinese per finanziare l'esplorazione dei fondali marini tra Rio e San Paolo, in cambio di una fornitura garantita di crudo.

Il colosso petrolifero brasiliano, una delle cinque imprese energetiche più importanti al mondo, sta vivendo un momento estremamente difficile, a causa della decisione del Senato di dare vita a una commissione d'inchiesta parlamentare che verifichi le accuse di irregolarità o atti di corruzione nella sua amministrazione. La nascita della commissione rappresenta una sconfitta politica per il capo di Stato, che fino all'ultimo a cercato di dissuadere i firmatari dall'andare fino in fondo, sostenendo la necessità di evitare scandali finanziari in un momento così difficile per l'economia mondiale, soprattutto se questi possono mettere in difficoltà uno dei pilastri dell'economia nazionale. Il lavoro dietro le quinte però non è stato sufficiente a far mancare il numero di firme necessarie alla richiesta e ora Petrobras si trova sotto la lente d'ingrandimento del Senato, con conseguenze assolutamente imprevedibili, anche per il capo di Stato. Lula più volte in passato ha ribadito che “il Brasile è Petrobras e Petrobras è il Brasile”, ora questa equazione potrebbe diventare pericolosa.

da www.ilvelino.it

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