venerdì 22 maggio 2009

Colombia, Uribe: “sconveniente” candidarmi nuovamente

“Il Paese ha molti buoni leader, presentare nuovamente la mia candidatura sarebbe sconveniente”. Lo ha dichiarato il capo di Stato colombiano Alvaro Uribe, nel corso di un forum economico nella capitale Bogotà. Poche ore dopo, nell'ambito della cerimonia di consegna della medaglia del decano della Wharton School University, nella sede del ministero degli Esteri, ha poi aggiunto che “la possibilità di continuare a essere presidente mi fa paura”. Le dichiarazioni del capo di Stato, che pure aveva espresso in passato dubbi sul suo futuro, hanno colto di sorpresa molti colombiani, visto che il giorno prima il Parlamento aveva approvato un referendum costituzionale che consentiva a Uribe di correre per un terzo mandato. “Personalmente non mi piacerebbe – ha spiegato il leader colombiano – che in futuro mi ricordassero come uno attaccato al potere. Io sono stato un combattente per la democrazia”. Le sue dichiarazioni sono arrivate poche ore dopo l'annuncio, da parte dei leader dell'opposizione, dell'intenzione di formare un fronte comune contro una sua nuova elezione. Uribe è stato eletto per la prima volta presidente nel 2002 e nel 2010 terminerà il suo secondo mandato.

Il capo di Stato non ha però chiuso completamente la porta a una sua ricandidatura. “Difronte al dilemma della rielezione nel mio cuore c'è un incrocio di sentimenti contrastanti” ha spiegato, sottolineando la necessità di “continuare le politiche avviate dal mio governo: quella della sicurezza democratica, della fiducia degli investitori e la coesione sociale”; un risultato che il presidente sostiene possa essere raggiunto con “continuità politica, un progetto a lungo termine che preveda l'introduzione di correttivi lungo il percorso. Credo che il dibattito sulle politiche si più importante che quello sulle persone”. Uribe ha poi raccontato di appartenere a una generazione “che non ha vissuto un giorno di pace: una generazione che a Bogotà, come in altre regioni, si è sentita abbandonata”.

In merito al pericolo che la modifica della Costituzione che potrebbe derivare dal referendum danneggi le istituzioni democratiche, il capo di Stato ha risposto: “Quello che abbiamo fatto in questi anni è rafforzare le istituzioni. Le leggi e la Costituzione non le determina il capriccio di un presidente”. Con riferimento, infine, agli investimenti stranieri nel Paese ha ammesso: “Nessun governo è stato ostile agli investimenti, però allo stesso tempo non hanno posto su questo aspetto la stessa enfasi che abbiamo usato noi. Non è stato facile in un America Latina dove molti vogliono annullare gli investimenti, sottilmente, e altri apertamente sono nel mezzo di un processo di nazionalizzazione dei mezzi di produzione. Si tratta di un compito molto difficile. Sono molto preoccupato e ho molti timori. Temo di continuare a essere il presidente”. (mat)

da www.ilvelino.it

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