martedì 16 giugno 2009

Cile, centrosinistra “costretto” ad alleanza con i comunisti

Per la prima volta in Cile i partiti della Concertación, lo coalizione di centrosinistra che governa il Paese dalla caduta del regime, rischiano di perdere la maggioranza del paese. Ed è anche per questo che, in vista delle elezioni generali del prossimo 13 dicembre, i vertici della coalizione hanno deciso di stringere un accordo con Junto podemos más, il soggetto politico guidato dal Partito comunista. Prima della fine dell'anno si deciderà infatti della successione della "presidenta" Michelle Bachelet, oltre che del Parlamento. I comunisti dal 1990 sono stati determinanti nei ballottaggi presidenziali, ma nono sono mai riusciti a mettere piede nell'Assemblea nazionale. L'accordo sarà elettorale, non programmatico, e si limiterà al voto politico e non a quello presidenziale, ma garantisce sin d'ora al candidato del centro sinistra Eduardo Frei (già presidente dal 1994 al 2000) l'appoggio comunista in caso di ballottaggio. Sotto nei sondaggi e indebolito dall'ingombrante presenza del candidato indipendente Marco Enríquez-Ominani, Frei affronta una sfida difficile contro l'imprenditore Sebastian Piñera, dato nettamente in testa. Il prezzo da pagare per l'appoggio di Juntos podemos más per la Concertacion è rappresentato dal patto per la riforma del sistema elettorale figlio della dittatura: un maggioritario molto rigido che ha di fatto escluso le forze politiche minori dal Parlamento.(mat)

da www.ilvelino.it

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