venerdì 17 luglio 2009

Honduras, Castro attacca gli Usa che “scaricano” Zelaya

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama deve “porre fine al suo intervento” in Honduras “smettendo di offrire appoggio militare ai golpisti”. Lo chiede l'ex “lider maximo” cubano Fidel Castro, nella sua rubrica “Reflexiones”, sostenendo che “l'idea di promuovere un negoziato in Costa Rica – il presidente e premio Nobel per la pace Oscar Arias sta infatti svolgendo il ruolo di mediatore – è nato negli uffici del Dipartimento di Stato Usa per contribuire al consolidamento del golpe militare” che dal 28 giugno ha preso il potere nel Paese centroamericano. L'ex leader cubano sostiene infatti che “la riunione in Costa Rica mette in discussione l'autorità dell'Onu e dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa) e delle altre istituzioni che si sono impegnate nell'appoggiare il popolo di Honduras”.

A poco più di 24 ore dal secondo round del confronto tra la delegazione del governo golpista guidato da Roberto Micheletti e quella che rappresenta il presidente deposto Manuel Zelaya, Castro alza il tiro scrivendo che “il golpe è stato concepito e organizzato da personaggi dell'estrema destra, che erano funzionari di fiducia di George W. Bush”. Dure le parole rivolte all'ambasciatore di Washington a Tegucigalpa, di origini cubane: “È assolutamente falsa l'idea che l'ambasciatore Hugo Llorens ignorasse o avesse scoraggiato il colpo di Stato. Ne era a conoscenza, allo stessa maniera di quei consulenti militari nordamericani che non hanno smesso un minuto di addestrare le truppe di Honduras”. Secondo Castro il golpe “avrà serie ripercussioni in tutta l'America Latina” e “ogni giorno si scoprono nuovi dettagli del coinvolgimento statunitense”.

Le sue accuse rimangono, al momento, basate su supposizioni e deduzioni, ma che l'atteggiamento di Washington nei confronti del governo Zelaya sia cambiato appare piuttosto evidente. Nei giorni immediatamente successivi al colpo di Stato il presidente Obama aveva offerto il suo appoggio incondizionato al presidente eletto, un sostegno che ha cambiato toni e forme con il passare del tempo, fino ad arrivare all'esclusione del suo nome dalle dichiarazioni sul futuro di Honduras rilasciate ieri dal segretario di Stato Hillary Clinton. Nel corso di un conferenza stampa a tre con i suoi colleghi di Messico e Canada, l'ex candidata alla presidenza ha sottolineato come l'impegno degli Usa sia quello di “restaurare l'ordine democratico e costituzionale”. Nessun riferimento, dunque, a Zelaya, ma solo alle caratteristiche del passaggio di consegne del potere e e alle limitazioni imposte ai cittadini di Honduras dal governo golpista. Clinton ha poi aggiunto di “appoggiare il processo di dialogo avviato dal presidente Oscar Arias” così come “una soluzione pacifica e negoziata”. Il segretario di Stato americano ha poi invitato gli altri Paesi “a giocare un ruolo positivo nel raggiungimento di questo obiettivo, astenendosi da qualsiasi azione che possa portare alla violenza”. (mat)

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