Al momento la crisi istituzionale e politica determinata dal colpo di Stato dello scorso 28 giugno sembra vivere una fase di stallo. Il presidente deposto Manuel Zelaya continua a permanere in Nicaragua a ridosso della frontiera con Honduras, facendo pressione per rientrare nel suo Paese, mentre il Congresso sta valutando la proposta di accordo tra le parti presentata da Arias e sulla quale dovrebbe dare un proprio parere entro venerdì. Zelaya ha già dato per fallito il negoziato e continua a chiedere una presa di posizione più forte da parte della comunità internazionale. La proposta sulla quale sta lavorando il Congresso di Honduras prevede il reintegro nel suo incarico di Zelaya, anticipato da un’amnistia politica nei suoi confronti, fino alle elezioni anticipate in autunno. Oggi la commissione dovrebbe presentare un’analisi della proposta al Parlamento, aprendo il dibattito che dovrebbe portare, entro domani, a una presa di posizione.
Il Tribunale elettorale si è però pronunciato ieri contro l’ipotesi di andare ad elezioni anticipate. Secondo la Corte anticipare il voto “violerebbe” la Costituzione che proibisce di prendere decisioni che limitino la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese. Tra queste la chiusura anticipata dei termini per la richiesta della tessera elettorale, che lascerebbero migliaia di neo diciottenni senza la possibilità di votare. Il Tribunale ha espresso la propria convinzione che, nonostante sia il Congresso a dover decidere un’eventuale modifica della data del voto, questo non dovrebbe farlo in contrasto con il parere espresso dalla Corte stessa. Nelle urne i cittadini di Honduras sceglieranno non solo il prossimo capo di Stato, ma anche i membri del Parlamento e moltissimi amministratori locali. (mat)
da www.ilvelino.it

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