venerdì 3 luglio 2009

Honduras: “stretta” del Congresso sulle libertà personali

Isolato a livello internazionale, schiacciato dalla crescente pressione di Usa, Ue e dei leader regionali, il governo golpista di Honduras fa un passo in avanti nella repressione della protesta interna. Ieri infatti, su proposta del governo del presidente de facto Roberto Micheletti, il Congresso ha approvato all’unanimità un decreto che stabilisce un parziale stato d’assedio: nelle ore notturne saranno limitati i diritti a manifestare, a riunirsi e a tutelare l’inviolabilità del proprio domicilio, oltre alla libertà di movimento nel Paese e le garanzie relative all’arresto e alla detenzione. Mentre il governo sottolinea la “normalità” della situazione, sostenendo che si tratta di una “forma di tutela dei cittadini”, associazioni e ong denunciano un numero crescente di oppositori arrestati o scomparsi. La crisi onduregna rimane intanto sotto i riflettori della politica internazionale. Ieri l’Italia ha richiamato in patria l’ambasciatore seguendo a distanza di poche ore una analoga decisione adottata da Madrid e Parigi. Ma è solo una delle misure diplomatiche attivate dalla comunità internazionale: l’Organizzazione degli Stati americani (Osa) mantiene attivo l’ultimatum di 72 ore al termine del quale, il 4 luglio, potrebbe sospendere Tegucicalpa in caso di mancato ripristino della legalità costituzionale. Una scadenza che Manuel Zelaya, il presidente costretto domenica scorsa a lasciare il suo Paese in seguito a un colpo di Stato militare, ha annunciato voler attendere prima di rimettere piede in patria, azione che in un primo momento aveva annunciato per oggi.

Zelaya, che ha assistito ieri alla all’insediamento del neo presidente di Panama Ricardo Martinelli, era intervenuto in precedenza, all’Assemblea delle Nazioni Unite, ringraziando per l’appoggio ricevuto ed evidenziando i progressi del Paese sotto il suo mandato. Il capo di Stato aveva detto: “Credevo che il XXI secolo fosse quello in cui si sarebbe data qualità alle democrazie. Non mi sarei mai aspettato che invece si sarebbe tornati a difenderla come nell’epoca della barbarie e delle caverne”. Sulle accuse mosse dal presidente de facto Roberto Micheletti, Zelaya - atteso in patria da un mandato di cattura - ha attaccato: “Nessuno mi ha giudicato, nessuno mi ha convocato davanti a un tribunale per difendermi, nessuno mi ha detto di quale delitto sarei responsabile”. Prima ancora del suo intervento, l’Assemblea aveva approvato all’unanimità una dichiarazione di condanna del golpe e di sostegno a Zelaya. (mat)

da www.ilvelino.it

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