Il presidente "de facto" Roberto Micheletti ha detto di “rispettare” la decisione presa da Washington: “Non c'è alcuna giustificazione giuridica per questa decisione - ha spiegato – ma sono una nazione sovrana e se prendono una decisione, io la rispetto”. Il vice ministro degli Esteri di Honduras Martha Alvarado ha dichiarato che tra le persone colpite dalla misura ci sono il magistrato della Corte suprema Tomas Arita, che aveva ordinato la detenzione di Zelaya nel giorno del golpe e il nuovo presidente del Parlamento Alfredo Saavedra. Sulle decisioni del governo statunitense cominciano a farsi sentire inoltre le pressioni dei colossi economici che hanno interessi nel Paese centroamericano. Aziende come Adidas, Gap e Nike hanno fatto forti investimenti in Honduras, puntando sulla manodopera a basso costo e oggi vedono a rischio la produzione degli impianti. Per questo hanno deciso di scrivere al segretario di Stato Hillary Clinton per chiedere che gli Usa facciano la loro parte per “ripristinare la democrazia” nel Paese. (mat)
da ww.ilvelino.it

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