Cosa hanno in comune Raffaella Carrà, Umberto Tozzi e Lucio Battisti con gli impegnati cantautori latinoamericani Victor Jara e Carlos Puebla, quello di “Hasta siempre comandante Che Guevara”? Insieme a molti altri sono finiti nel “libro nero” della dittatura militare argentina, al potere dal 1976 al 1983. Il lunghissimo elenco delle canzoni proibite è stato reso pubblico oggi dal Comfer, (Comité Federal de Radiodifusión) l’ente argentino per la radiodiffusione. Il documento, sotto la dicitura “Canzoni i cui testi si considerano non adatti alla diffusione”, mette insieme generi e artisti molto lontani tra di loro ma accomunati dalla scelta di argomenti considerati “eversivi”, non necessariamente dal punto di vista politico, dai censori della dittatura. Nell’elenco spiccano alcuni classici del rock, come “Light my fire” dei Doors o “Another brick in the wall” dei Pink Floyd, e canzoni dai forti contenuti sessuali, come “Je t’aime... moi non plus” di Serge Gainsbourg o la censuratissima, anche in Italia, “L’importante è finire” di Cristiano Malgioglio cantata da Mina. Nella rete dei censori argentini, per aver toccato l’argomento amoroso nelle sue varie sfaccettature, sono però finiti anche degli insospettabili come Nicola Di Bari, con “Ma”, Mogol e Battisti (“E penso a te”, che in spagnolo diventa “Pienso en vos”), Toto Cotugno (“Sì”), Gino Paoli (“La donna che amo”, “La mujer que yo amo”), il “Piccolo grande amore” di Claudio Baglioni (“Mi pequeño gran amor”) e la Raffaella Carrà di “Tanti auguri”. (mat)
da www.ilvelino.it
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento