mercoledì 12 agosto 2009

Argentina, il governo “compra” il calcio

La Federazione argentina di calcio ha deciso di rompere il contratto con la Tsc (Televisión Satelital Codificada), l'impresa che deteneva i diritti di trasmissione del campionato fino al 2014, per stringere un nuovo accordo con il governo della “presidenta” Cristina Fernandez Kirchner. La decisione arriva dopo settimane di incertezza sul futuro del “futbol” del Paese latinoamericano, in seguito all'annuncio del possibile blocco del campionato a causa dei debiti contratti dai club nei confronti dei giocatori. Il presidente della Federazione, Julio Grondona, aveva parlato di due strade percorribili: rinegoziazione delle entrate derivanti dai diritti televisivi o maggiore apertura del mercato delle scommesse. Il grido d'allarme lanciato dal mondo del calcio è stato raccolto dal governo che non si è fatto sfuggire l'occasione per guadagnare consenso “salvando" il campionato e per sferrare un durissimo colpo al gruppo editoriale Clarin, proprietario insieme a Tyc della Tsc. Il gruppo ha condotto un'intensa campagna mediatica contro il governo, soprattutto lo scorso anno, e ora i Kirchner, il marito del capo di Stato Nestor è leader della coalizione di maggioranza ed ex presidente, hanno l'opportunità per rispondere. Grondona avrebbe proposto a Tsc di raddoppiare la quota versata alla federazione, di poco inferiore ai 300 milioni di pesos (circa 60 milioni di euro), per raggiungere l'offerta, non ufficiale, fatta dal governo, ma ha avuto una risposta negativa.

Nonostante non siano mancati club contrari alla decisione, la Federazione sembra decisa a rompere l'accordo già da questa stagione e far partire il campionato il prossimo 21 agosto. La preoccupazione è, ovviamente, relativa alla lunga battaglia legale che il calcio argentino dovrà sicuramente combattere con la Tsc per aver interrotto anticipatamente il contratto. Nella notte è arrivato infatti un comunicato dell'impresa in cui si annuncia un'offensiva legale nei confronti dei “responsabili diretti e indiretti” al fine di “tutelare i propri diritti e quelli degli operatori della televisione a pagamento e in chiaro con i quali ha stipulato regolari contratti”. Il documento evidenzia come la denuncia riguarderà anche “i danni derivati dal mancato rispetto del contratto così come il risarcimento degli investimenti realizzati per garantire le trasmissioni”. Se la rottura tra Afa e Tsc è oramai ufficiale, al momento nulla di concreto è però arrivato da parte del governo, anche se i media argentini si dicono convinti che tutto si possa risolvere entro la fine della settimana. La gestione dei diritti dovrebbe passare a una società statale in grado di garantire 600 milioni di pesos all'anno per dieci anni all'Afa. Molti dubbi rimangono invece sulla modalità di trasmissione degli incontri: l'ipotesi più accreditata è quella di una partnership tra la televisione pubblica e alcune emittenti locali. (mat)

da www.ilvelino.it

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