lunedì 10 agosto 2009

Honduras, governo golpista accetta arrivo missione Osa

di Matteo Tagliapietra

Dopo una giornata intensa, caratterizzata da repentini cambi di posizione e di atteggiamento, il governo golpista di Honduras, guidato da Roberto Micheletti, ha comunicato l'intenzione di ricevere una delegazione dell'Organizzazione degli Stati americani, che tenterà di mediare nell'ambito della crisi politica determinata dal golpe del 28 giugno scorso. Nel corso della notte italiana, il governo de facto aveva inizialmente annunciato di voler sospendere la visita, il cui arrivo era previsto per domani, per la presenza del segretario generale dell'organizzazione José Miguel Insulza, che ha rappresentato finora la linea più intransigente nei confronti dei golpisti. In particolare, attraverso un comunicato, lo si accusava di “mancanza di obiettività, imparzialità e professionalità nell'esercizio delle sue funzioni”. Questo nonostante l'atteggiamento conciliante mostrato dal segretario dell'Osa che da Washington aveva parlato di una missione che non sarebbe andata in Honduras a “dare ordini”, ma per cercare di portare avanti un dialogo sull'accordo elaborato dal presidente del Costa Rica Oscar Arias. Quest'ultimo, vincitore del premio nobel per la Pace, ha svolto il ruolo di mediatore nei falliti “round” di negoziati tra il governo golpista e quello del presidente deposto Manuel Zelaya.

Poche ore dopo da Honduras è arrivato invece un netto cambio di rotta, annunciato attraverso una nota nella quale si comunicava l'intenzione di accettare la presenza di Insulza in qualità di “osservatore”. Sotto la sua guida l'Osa, il 4 luglio scorso, ha sospeso il Paese centroamericano dall'organizzazione, in seguito a una visita a Tegucigalpa a cui aveva preso parte il politico cileno, che si era rifiutato di incontrare le autorità de facto. La delegazione sarà composta dai ministri degli Esteri di Argentina, Canada, Costa Rica, Jamaica e Messico, oltre che da Insulza e da due alti funzionari dell'Osa. L'esecutivo di Micheletti ha quindi annunciato che “la visita è stata posticipata a una data che sarà decisa nei prossimi due giorni”. Secondo quanto segnalato da un comunicato dell'Osa, l'obiettivo della missione non è quello di “imporre una posizione”, ma di cercare un'intesa sull'accordo di San José proposto da Arias: “Con questa proposta è possibile raggiungere la comprensione e la riconciliazione nazionale – si legge nella nota -, permettendo ai cittadini di Honduras di eleggere democraticamente e pacificamente i suoi rappresentanti il prossimo 29 novembre”.

Tra gli aspetti più controversi dell'accordo promosso dal presidente del Costa Rica, per quanto riguarda il governo golpista, c'è certamente la posizione di Zelaya, sul cui capo pendono diverse accuse penali che dovrebbero essere cancellate da un'amnistia. Il provvedimento dovrebbe essere discusso nel corso di una seduta plenaria del Congresso che avrà inizio nella serata italiana. L'accordo prevede però anche che il presidente eletto torni a occupare il suo ruolo fino al voto di novembre e questa, al momento, sembra un'ipotesi di difficile concretizzazione. La crisi di Honduras rappresenta anche una sfida politica per il segretario dell'Osa, che si è proposto per un nuovo mandato al vertice dell'organizzazione continentale. Una soluzione positiva della vicenda potrebbe permettergli di conquistare i favori di molti membri, al momento quanto meno titubanti sulla sua candidatura. L'atteggiamento “intransigente” che gli ha contestato il governo di Micheletti è stato quello che gli ha permesso di riconquistare, quanto meno in parte, i favori dell'asse “bolivariano” rappresentato da Venezuela, Ecuador e Bolivia, che in passato avevano contestato più volte la sua condotta.

da www.ilvelino.it

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