Qualche segnale di apertura però il presidente “de facto” l’ha mostrato, sabato, con un comunicato nel quale si spiega che “l’accordo di San José, elaborato dal (presidente del Costa Rica Oscar) Arias, è al vaglio della Corte suprema, del Congresso, della Procura generale e del Tribunale elettorale”. Nella nota Micheletti ribadisce “la disponibilità dell’attuale governo nei confronti della mediazione che si sta portando avanti a San José”, aggiungendo: “Per noi tutti i punti – compreso dunque il ritorno in patria di Zelaya finora categoricamente escluso – meritano l’importanza dovuta”. Nel documento si esprime gratitudine al presidente Arias “per aver ascoltato la nostra richiesta di inviare una missione che visiti il nostro Paese con l’obiettivo di costruire consensi attorno alla proposta di San José nel rispetto della nostra Costituzione e delle sue leggi”.
Proprio in Costa Rica si concentreranno questa settimana gli sforzi della diplomazia internazionale. A san José si riuniranno Arias, il segretario generale Iberoamericano Enrique Iglesias, la vicepresidente del governo spagnolo Maria Teresa Fernandez de la Vega e il segretario generale dell’Osa José Miguel Insulza. La presenza dell’esponente del governo spagnolo è un nuovo segnale dell’impegno profuso da Madrid nella ricerca di una soluzione che permetta il ripristino della legalità in Honduras, testimoniato anche dalle affermazioni del ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos, in visita nei giorni scorsi in America Latina. Il ministro, uno dei politici europei più attivi nel promuovere iniziative a sostegno del ripristino della legalità nel Paese centroamericano, è tornato infatti a rappresentare la linea dura di Madrid nei confronti dell’esecutivo golpista, sostenendo che il suo Paese “non riconoscerà i risultati di elezioni celebrate con un governo de facto”.
Dopo l’annuncio della creazione di un “esercito popolare pacifico” pronto a favorire il suo ritorno in patria, Zelaya ha invece lasciato ieri la frontiera tra Nicaragua e Honduras, diretto a Managua. Nella capitale dovrebbe incontrare dei rappresentanti del governo statunitense, per poi volare in Messico dove domani è previsto un incontro con il capo di Stato Felipe Calderon. A Tegucigalpa, invece, sua moglie Xiomara Castro e alcune centinaia di sostenitori del presidente deposto hanno preso parte alla veglia funebre di Rogel Vallejo, l’insegnante ferito nel corso di una manifestazione mercoledì scorso e deceduto sabato. Alcuni media locali segnalano inoltre che un altro insegnante sarebbe stato ucciso poco dopo aver lasciato la veglia, colpito da quasi 30 coltellate. (mat)
da www.ilvelino.it

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