“Quello che preoccupa il Brasile – ha spiegato – è una presenza militare forte, la cui capacità e il cui obiettivo sembrano andare molto aldilà di quelle che possono essere le necessità interne della Colombia”. La risposta di Obama è stata la decisione di inviare a Brasilia il consigliere per la Sicurezza nazionale Jim Jones, per spiegare i contenuti e le ragioni dell’accordo. L’intesa rischia però di creare una spaccatura sempre più difficile da sanare nella regione. La presa di posizione di Cile e Brasile è infatti seguita a quella, certamente più prevedibile dell’asse bolivariano Venezuela-Ecuador-Bolivia. Caracas ha infatti deciso di “congelare” le relazioni con il Paese vicino e ha ritirato la propria delegazione diplomatica. Alle pressanti richieste di confronto arrivate dai “vicini” latinoamericani, Bogotà ha risposto però con una fermo rifiuto, annunciando che il presidente Alvaro Uribe non parteciperà al vertice dell’organizzazione previsto per il 10 agosto in Ecuador.
Ufficialmente la decisione è dettata dalla rottura delle relazioni diplomatiche con Quito, che risale allo scorso anno, ma la decisione sembra riflettere la volontà di rispondere con fermezza alla polemica in atto. Anche se il rischio per il leader colombiano - già incastrato dai suo rivali nel ruolo dell’unico presidente liberal e filostatunitense della regione - è quello di rimanere ancora più isolato. Uribe ha parlato telefonicamente con la sua omologa cilena Michelle Bachelet, spiegando che l’intesa con Washington non prevede l’apertura di nuove basi, ma solo la concessione di piste e strutture ai militari statunitensi affinché possano sostenere con i loro mezzi aerei le operazioni di contrasto al narcotraffico e alla guerriglia. (mat)
da www.ilvelino.it

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