lunedì 7 settembre 2009

Venezuela-Iran, Caracas e Teheran sempre più vicine

di Matteo Tagliapietra

Il rapporto politico-economico che lega il presidente venezuelano Hugo Chavez e il capo di Stato iraniano Mahmud Ahmedinejad è sempre più forte. La visita conclusa ieri del leader bolivariano a Teheran ha infatti confermato la crescente unità d’intenti tra Caracas e Teheran testimoniata dalla firma di una serie di accordi in diversi settori da quello dell’energia al commercio, passando per la sanità e il settore finanziario. Il settore chiave è quello energetico: Caracas invierà nel Paese mediorientale, tra i più ricchi al mondo di giacimenti di petrolio e gas ma con un industria della raffinazione molto debole, ventimila barili di benzina al giorno. Il nuovo accordo si va ad aggiungere a uno analogo firmato nel 2007 e arriva nel momento in cui la comunità internazionale, su pressione di Washington, ipotizza la chiusura dei rubinetti del petrolio verso Teheran in mancanza di un cambio di rotta del regime iraniano sul fronte del nucleare. L’intesa vale 800 milioni di dollari annui, che rimarranno su un fondo in Iran, dovrebbe prendere il via nel mese di ottobre e servirà, ha spiegato il leader venezuelano, a finanziare l’acquisto di nuove tecnologie iraniane. Per questo è prevista la costituzione di un fondo comune che finanzi progetti di scambio tra prodotti petroliferi venezuelani e beni, servizi, tecnologie e strumenti iraniani. Teheran ha inoltre ottenuto lo sfruttamento di una delle aree nella falda petrolifera dell’Orinoco, attraverso un investimento congiunto di circa 1,4 miliardi di dollari.

Dal punto di vista politico, il “caudillo” venezuelano ha sottolineato come la sua visita sia stata “fruttifera” e abbia permesso di rafforzare l’alleanza “antimperialista” tra i due Paesi, che fanno parte di quel “nuovo fronte indipendente” auspicato dal leader supremo della rivoluzione iraniana l’ayatollah Ali Khamenei. Il leader religioso ha portato ad esempio proprio l’America Latina, sempre meno “cortile di casa” di Washington. Chavez e Ahmedinejad hanno sottolineato l’identità di vedute sul fronte internazionale, il primo sostenendo il diritto di Teheran a sviluppare il nucleare a fini pacifici, evidenziando che “non c’è una sola prova che l’Iran stia costruendo la bomba nucleare”, mentre il secondo ha condannato la presenza di truppe statunitensi in America Latina, confermato dall’accordo militare tra Colombia e Usa.

Chavez ha inoltre sostenuto che la sua visita in Iran è servita a compiere un passo avanti decisivo al progetto della banca binazionale, avviato nello scorso mese di aprile ma che ancora non è diventato operativo. “Nei prossimi 30 giorni – ha spiegato il capo di Stato – noi metteremo a disposizione 100 milioni di dollari”. Nel settore sanitario sono state raggiunte intese che prevedono l’impegno di Caracas a valutare la possibilità di acquisire attrezzature e medicinali iraniani. Teheran e Caracas intendono inoltre lavorare al rafforzamento delle relazioni commerciali, attraverso il raggiungimento di una serie di accordi di cooperazione. Oggi il presidente venezuelano è in Turkmenistan, per la prima visita di Stato nel Paese asiatico, per incontrare il suo omologo Gurbanguli Berdimujammedov. L’obiettivo è garantire a Caracas, attraverso una serie di accordi bilaterali, un nuovo cuneo di penetrazione commerciale nella regione.

Sul fronte del nucleare, infine, Ahmedinejad ha ricevuto ieri anche l’appoggio del presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva, che ha chiesto alle potenze occidentali di smettere di fare pressione su Teheran, dedicandosi invece a sostenere la pace. “Penso che ci siano molte sanzioni a fronte di un dialogo insufficiente” ha dichiarato nel corso di un intervista con i media francesi in vista della visita di Stato del presidente Nicolas Sarkozy a Brasilia di oggi. “Credo che Obama, Sarkozy e Brown dovrebbero parlare con Ahmedinejad. Credo lo dovrebbero fare tutti” ha aggiunto. Secondo Lula le sanzioni “isolano sempre di più” l’Iran “rendendo sempre più difficile raggiungere un accordo”. Per quanto riguarda le contestate elezioni che hanno portato alla conferma del leader iraniano il presidente brasiliano ha fatto un parallelo con le presidenziali statunitensi del 2000, richiamando la comunità internazionale a non interferire con le questioni interne iraniane.

da www.ilvelino.it

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