Il presidente messicano Felipe Calderon ha annunciato l'uscita di scena del procuratore generale Eduardo Medina Mora, l'uomo che lui stesso aveva voluto a capo della lotta alla droga tre anni fa. Nel dichiarare di averne accolto le dimissioni Calderon ha poi anticipato che proporrà la sua sostituzione con l'ex procuratore dello Stato di Chihuahua, Arturo Chavez. La notizia arriva a pochi giorni dal “mea culpa” recitato dal capo di Stato nella relazione annuale sull'attività di governo, in cui Calderon aveva sostenuto: “Sono il primo a riconoscere che rispetto all’idea di Messico a cui puntiamo, quanto ottenuto è chiaramente insufficiente e che, con questo ritmo, si potrebbero impiegare molti anni, forse decenni, prima di vedere” progressi concreti. La “militarizzazione” del Paese, 45 mila gli uomini delle forze armate nelle strade al fianco della polizia, non ha infatti contribuito a ridurre la pressione del narcotraffico né la violenza, con una escalation degli omicidi, soprattutto quelli legati al traffico di droga.
A sorprendere dunque non è tanto la decisione di cambiare alcuni elementi tra gli uomini a lui più vicini, quanto la mancanza di una spiegazione sull'uscita di scena di una delle figure chiave della lotta alla criminalità, sulla quale il presidente ha costruito buona parte del suo consenso. In molti nel Paese nordamericano, dopo l'ammissione di responsabilità di Calderon dei giorni scorsi, si aspettavano un cambio di rotta deciso, con un forte rimpasto di governo. Il presidente ha invece scelto di agire “chirurgicamente”: oltre alla testa di Medina Mora sono infatti cadute quelle del ministro dell'Agricoltura Alberto Cardenas e del direttore dell'impresa petrolifera di Stato Pemex, Jesus Reyes Heroles, che saranno sostituiti rispettivamente da Francisco Javier Mayorga e Juan José Suarez. (mat)
da www.ilvelino.it
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