Si è concluso con un nulla di fatto il vertice del Consiglio di difesa dell’Unasur (Unione delle nazioni sudamericane). I ministri degli Esteri e della Difesa dei dodici paesi del subcontinente si erano riuniti a Quito per esaminare il più caldo dei temi regionali: quello dell’accordo militare tra Colombia e Stati Uniti. Ma Bogotà si è rifiutata di firmare il documento finale del summit e, come avrebbero voluto gli altri Paesi, di rendere pubblici i dettagli dell’intesa con Washington che prevede l’apertura di almeno sette basi alle forze armate statunitensi. Otto ore di dibattito sono dunque servite solo a rafforzare la sensazione di una profonda spaccatura nella regione, dove la Colombia, sempre più isolata, risponde attaccando alle pressioni dei Paesi vicini, chiedendo conto agli altri Stati della corsa agli armamenti che ha contraddistinto la politica estera delle ultime settimane. Il ministro della Difesa colombiano Gabriel Silva ha chiesto “garanzie per tutti”, mentre il suo collega agli Esteri boliviano David Choquehuanca ha contestato “l’intransigenza colombiana nel non voler rendere trasparente l’accordo con gli Usa”. Secondo il ministro degli Esteri colombiano Jaime Bermudez, tuttavia, il testo dell’intesa è ancora in discussione a livello governativo e non potrà essere reso pubblico fino a quando non saranno apposte le firme dei due capi di Stato. Il governo colombiano ha poi evidenziato però che questo avverrà solo nel momento in cui anche gli altri Paesi faranno lo stesso con le proprie intese militari.
A preoccupare i Paesi della regione latinoamericana, in particolare i “vicini” della Colombia, è soprattutto la mancanza di garanzie formali sul rispetto della loro sovranità territoriale nell’ambito delle operazioni congiunte Bogotà-Washington che mirano al contrasto del narcotraffico e della guerriglia. Un argomento nei confronti del quale è particolarmente sensibile l’Ecuador, che ha rotto i rapporti con la Colombia nel marzo del 2008 proprio per uno “sconfinamento” delle forze armate colombiane. A sottolineare il livello di tensione che ha caratterizzato l’incontro è stato il messaggio arrivato dal presidente peruviano Alan Garcia, che ha ipotizzato la necessità di un “patto di non aggressione militare” di fronte alla corsa agli armamenti e alla ricerca di nuove alleanze militari di Brasile, Venezuela, Bolivia, Cile e Colombia. Un ipotesi, ha evidenziato il ministro degli Esteri cileno Mariano Fernandez, che preoccupa per l’uso di un “linguaggio militare” che sembra un passo indietro rispetto al “linguaggio della cooperazione e dell’associazione”.
La tensione è arrivata al punto che, secondo i media colombiani, Bogotà avrebbe considerato la possibilità di lasciare il confronto e ritirarsi da Unasur se non avesse ricevuto adeguate garanzie sulla possibilità di affrontare le questioni al centro del summit attraverso un dibattito equilibrato. Se da una parte l’atteggiamento intransigente assunto da Ecuador e Venezuela era piuttosto scontato, meno prevedibile era la dura presa di posizione del Brasile, probabilmente “scottato” dalle punzecchiature colombiane sulle motivazioni che stanno alla base del maxi accordo militare con la Francia. L’unico punto su cui sembra essersi raggiunta un’intesa generale è quello della necessità di un nuovo incontro che dovrebbe essere annunciato nei prossimi giorni dall’Ecuador, presidente di turno dell’organizzazione.
da www.ilvelino.it

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