venerdì 2 ottobre 2009

Honduras, la "exit strategy" degli imprenditori

Il presidente de facto di Honduras Roberto Micheletti potrebbe lasciare il potere se il suo predecessore Manuel Zelaya, deposto dalle forze armate lo scorso 28 giugno e attualmente barricato nella sede dell'ambasciata brasiliana da oltre una settimana, accettasse di riassumere il suo incarico solo nominalmente, si sottoponesse alla misura degli arresti domiciliari in attesa di processo e accettasse di lasciare il governo del Paese all'esecutivo. Potrebbe essere questa la via d'uscita alla crisi politica e istituzionale attraversata dal Paese centroamericano secondo l'ipotesi illustrata dall'imprenditore honduregno Adolfo Facussé ai media internazionali. Sulla testa di Zelaya pende un mandato di cattura per una serie di reati politici e comuni per i quali, secondo la proposta di Facussé, dovrebbe accettare di essere giudicato per poter tornare a esercitare, pur solo nominalmente, il ruolo di capo di Stato fino a gennaio, all'insediamento cioè del suo successore eletto dal voto del 29 novembre. L'imprenditore ha spiegato che la sua è una proposta a titolo personale e non dell'Associazione nazionale degli industriali che presiede, dettata dalla volontà di “rompere il ghiaccio” e porre fine allo stallo in cui si trova il negoziato promosso dal presidente del Costa Rica Oscar Arias attraverso l'Accordo di San José. Facussé ha spiegato di aver fatto arrivare questa ipotesi a Micheletti e Zelaya, attraverso il vescovo di Tegucigalpa José Pineda, all'ambasciata degli Usa in Honduras e ai governi di Canada e Panama.

Sul governo de facto starebbero inoltre aumentando le pressioni del settore imprenditoriale che, dopo aver sostenuto più o meno apertamente la presa di potere di Micheletti, starebbe cominciando a manifestare una certa preoccupazione per le conseguenze dell'evoluzione autoritaria della sua gestione del potere, culminata nell'introduzione per decreto di una serie di limitazioni delle libertà costituzionali. Lo scrive il quotidiano argentino La Nacion secondo cui gli imprenditori honduregni sarebbero favorevoli a uno scenario che veda Micheletti favorire il rientro al potere di Zelaya “a titolo simbolico” tra le elezioni di novembre e l'investitura del nuovo presidente a gennaio. Secondo le fonti della testata argentina questa ipotesi sarebbe stata accettata dall'attuale presidente ad interim, mentre Zelaya si sarebbe mostrato contrario, continuando a difendere l'Accordo di San José, che prevede il suo reintegro immediato. Secondo quanto avrebbero spiegato gli imprenditori nel corso di un incontro con l'ambasciatore americano Hugo Llorens, Zelaya non avrebbe nessun potere e ad avere il controllo sarebbe un nuovo governo di unità nazionale che preveda la presenza anche di suoi uomini di fiducia. Questa soluzione potrebbe rappresentare una “via di mezzo” in grado di sbloccare la situazione dando credibilità al processo elettorale e favorendo il riconoscimento dei risultati da parte della comunità internazionale, senza il quale Honduras finirebbe per isolarsi ulteriormente. (mat)

da www.ilvelino.it

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