venerdì 2 ottobre 2009

Honduras, Micheletti: Pronto a lasciare se si rispetta il voto

“Sono pronto a farmi da parte se verranno riconosciute le elezioni di novembre”. “Stiamo lavorando per derogare il decreto” che ha limitato le libertà costituzionali. “Rispetteremo la sovranità dell’ambasciata brasiliana” dove si è rifugiato il capo di Stato eletto Manuel Zelaya. Sono i passaggi chiave di un’intervista concessa dal presidente “de facto” di Honduras Roberto Micheletti al quotidiano cileno La Segunda. Un’intervista con la quale il capo di Stato ad interim, arrivato al potere il 28 giugno scorso dopo la deposizione di Zelaya, precisa alcune delle ultime decisioni maturate a Tegucigalpa. “Ho detto molte volte che io non sarò d’intralcio, né per le elezioni né per il processo elettorale” ha spiegato Micheletti dicendosi “pronto a farmi da parte se necessario”. Ma sempre a patto che non si mettano in discussione le elezioni: “Tutte le opzioni devono essere messe sul tavolo del confronto, eccetto la cancellazione o il mancato riconoscimento delle elezioni di novembre”. Proprio la convocazione alle urne rimane la soluzione “legale e giusta alla crisi attuale. È l’opzione che preferiscono tutti i candidati e il popolo di Honduras, che deve avere l’ultima parola in questa situazione”.

Micheletti ha poi spiegato che le misure di emergenza, disposte la settimana scorsa per arrestare gli “irresponsabili” appelli di Zelaya “alla violenza”, potrebbero avere le ore contate: “Abbiamo già cominciato il processo legale per derogare il decreto su richiesta del Congresso”, ha spiegato. Il governo “de facto” aveva deciso di sospendere alcune garanzie costituzionali arrivando anche alla chiusura di Radio Globo e all’emittente televisiva Canal 36. “Il nostro governo - ha però precisato - rimane impegnato a mantenere la legge e l’ordine nel rispetto della Costituzione. Non accetteremo però che si ricorra alla violenza per seminare terrore e paura nel nostro Paese ostacolando il dialogo nazionale e il processo elettorale verso le elezioni del 29 novembre”. Micheletti ha infine spiegato che Tegucigalpa intenderà “rispettare la sovranità dell’ambasciata brasiliana”, la sede diplomatica in cui Zelaya ha riparato dopo il suo rientro clandestino in patria. Nei giorni scorsi il governo “de facto” aveva dato dieci giorni a Brasilia per far uscire Zelaya e consegnarlo alla magistratura locale perché rispondesse di presunti reati penali e attentati alla Costituzione. Un termine oltre il quale non sarebbero state più rispettate le prerogative diplomatiche degli uffici. (mat)

da www.ilvelino.it

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