Zelaya, dopo aver ricordato di essere stato d’accordo con la prima stesura del piano, ha certificato il “fallimento del dialogo” per “l’intransigenza del governo golpista”. E, come annunciato da tempo, il presidente eletto promette di rientrare nel suo Paese già venerdì, attraverso il confine con il Nicaragua, dopo aver viaggiato in alcune delle cittadine di frontiera per “parlare con i suoi concittadini”. Nella capitale Tegucigalpa la giornata è trascorsa in attesa di una risposta definitiva che non è arrivata, mentre in diversi punti della città i sostenitori delle due parti sono scesi in strada sperando di poter festeggiare. Se con il passare dei giorni le sanzioni internazionali nei confronti dei golpisti sono continuate ad aumentare, la sensazione è che nel Paese si stia gradualmente accettando il cambio della guardia al potere, sostenuto da una buona parte del settore produttivo di Honduras che vede con timore un ritorno del “chavista” Zelaya.
Arias ha spiegato nel corso di una conferenza stampa che “non c’è più molto da discutere. C’è una proposta di accordo bilanciata, equilibrata e moderata. L’alternativa prima di questa dichiarazione era la restituzione senza condizioni del potere a Zelaya”. Il nuovo piano di Arias riprende i sette punti già respinti dal governo Micheletti aggiungendo una data precisa al rientro di Zelaya al potere - il 24 luglio - e accogliendo alcuni dei suggerimenti depositati dal governo “de facto”, come quello dell’istituzione di una commissione per la Verità che riferisca dell’esatto svolgimento dei fatti occorsi il 28 giugno, data della deposizione di Manuel Zelaya. (mat)
da www.ilvelino.it

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