Le nuove accuse mosse dal governo colombiano relative alla vendita di armi, il riferimento e a lanciarazzi di fabbricazione svedese che risulterebbero venduti al Venezuela negli anni '80, hanno provocato l'ennesima dura reazione da parte di Chavez e del suo governo che si dicono pronti a spiegare tutto “nel momento opportuno” e si dicono vittime della necessità di Bogotà di scaricare le responsabilità del conflitto interno. Del resto Chavez aveva già annunciato la volontà di “rivedere il rapporto” con la Colombia dopo l'accordo militare raggiunto da Uribe con gli Usa, che ha definito “un'aggressione” e una “mancanza di rispetto” nei confronti dei Paesi vicini. Ieri ha ribadito: "Sono già cominciate ad arrivare le truppe yankee. Si tratta senza dubbio di un'aggressione contro il Venezuela. Ci stanno circondano, vogliono che ci arrendiamo?".
Il lleader venezuelano, nel parlare di un "congelamento" dei rapporti ha fatto rifeirmento anche alle relazioni commerciali tra i due Paesi. Caracas ha importato dalla Colombia oltre due miliardi e mezzo di dollari in merci nel primo semestre dell'anno, ma Chavez ha spiegato che i prodotti colombiano "non sono imprescindibili. Se credono che noi siamo dipendenti, si sbagliano. Siamo stati generosi con gli imprenditori colombiani". Una "generosità" che potrebbe durare ancora poco: "Se ci sarà un'ulteriore aggressione" ha minacciato il presidente venezuelano, si potrebbe infatti arrivare all'esporpiro delle imprese colombiane nel Paese. (mat)
da www.ilvelino.it

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