Davanti ad alcune migliaia di persone, tra le quali rappresentanti di quasi tutti i partiti dell'opposizione, i dirigenti delle principali organizzazioni degli agricoltori argentini hanno lanciato ieri, dalla città di Cordoba, una nuova sfida al governo. La manifestazione “celebrava” un anno dall'inizio del braccio di ferro tra i produttori e l'esecutivo nazionale della presidenta Cristina Fernandez Kirchner, scatenato dal tentativo della Casa Rosada di imporre delle imposte mobili sulle esportazioni di alcuni prodotti agricoli. Dopo che negli ultimi due giorni, in varie zone del paese latinoamericano, i produttori erano tornati a bloccare le strade e a manifestare la propria delusione per l'apparente stallo delle trattative tra le parti, ieri i leader della protesta hanno invitato gli agricoltori ha fare “pressione” sull'esecutivo con scioperi e mobilitazioni in concomitanza con la prossimo incontro, previsto per il prossimo martedì. Contemporaneamente l'opposizione tenterà di ottenere il quorum per discutere in Parlamento di una proposta di legge che accolga le richieste degli agricoltori. Il progetto si concentra soprattutto sull'eliminazione delle tasse sull'esportazione di grano, mais, carne e latte, e la creazione di una differenziazione in quelle relative alla vendita all'estero della soia, cuore dello scontro tra governo e produttori. Secondo l'ex presidente Nestor Kirchner, leader del principale partito dell'alleanza che sostiene la “presidenta”, gli agricoltori non vogliono raggiungere l'accordo ma stanno “lanciando una campagna politica d'opposizione” in vista delle elezioni del prossimo autunno. Il leader del partito giustizialista ha convocato in serata il ministro dell'Interno Florencio Randazzo e alcuni dirigenti della maggioranza per discutere la strategia da assumere in vista della proposta di legge dell'opposizione, che sembra avere come obiettivo quello di far mancare il quorum necessario alla discussione in Aula del progetto. Anche il capo di Stato ha accusato, in serata, i produttori di “fare un'opposizione fine a se stessa”, tornando a sottolineare come se la proposta del governo sull'introduzione di imposte mobili sulle esportazioni fosse stata approvata lo scorso anno, oggi la pressione fiscale sarebbe più bassa e sarebbero vigenti sussidi per i trasportatori e per i produttori. La proposta 125, promossa lo scorso anno dal governo, legava infatti la quota di ritenuta al prezzo internazionale del prodotto destinato all'esportazione, ma il progetto fu bocciato dal Senato in una tesissima seduta che vide il vicepresidente Julio Cobos esprimere il decisivo voto negativo per poi “smarcarsi” dal capo di Stato, pur senza lasciare il proprio incarico. “Quante discussioni – ha aggiunto la Kirchner - ci saremmo risparmiati e quanto avrebbero guadagnato i produttori se avessero saputo analizzare la proposta”. La “presidenta” ha poi sottolineato come l'Argentina “non determina i prezzi internazionali e con lo strumento proposto le imposte sarebbero state flessibili”, sostenendo che i prezzi cambiano “se Obama dice qualcosa o se i cinesi annunciano che mangeranno di più o di meno”. Per i leader gli agricoltori quella di eri è stata una dimostrazione di forza, necessaria per avere conferme della fiducia del settore dopo il malumore generato dall'accordo raggiunto due settimane fa, considerato insufficiente dai produttori. Il tempo però stringe: tra poco più di un mese comincerà la semina del grano e nell'attuale clima d'incertezza per gli agricoltori è difficile progettare investimenti, dopo che l'ultimo raccolto ha segnato un fortissimo abbassamento della produzione. L'impatto della crisi finanziaria internazionale ha allargato il fronte del “campo” anche all'industria legata al settore, come quella dei macchinari agricoli o dei trasporti, che chiede investimenti e sostegno da parte dello Stato difronte al rischio di un crollo dell'occupazione.
dawww.ilvelino.it

Nessun commento:
Posta un commento